Il Tirreno

Incidenti in piazza, insulti in aula

Incidenti in piazza, insulti in aula

Benedetti (Fi): si dimettano i consiglieri che stanno coi violenti. Alberti (Pd) e Ricciardi (M5S): fascistello

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MASSA. Insulti, provocazioni, applausi ironici e qualche atimo di tensione ieri in consiglio comunale dove si è parlato degli scontri di sabato scorso in città durante il comizio di Matteo Salvini. La seduta si preannunciava già “calda” per il sit in organizzato nell’atrio da Fratelli d’Italia, i cui militanti, poi, hanno preferito salire nella sala 10 Aprile, e sedere tra i banchi del pubblico, in netta minoranza rispetto agli antagonisti di sinistra, che volevano sentire parole chiare e forti in loro difesa dai consiglieri comunali.

Parole che però non sono arrivate dal sindaco Alessandro Volpi. Il primo cittadino apre lavori citando l’articolo 21 della Costituzione italiana sulla libertà di espressione e condanna «ogni forma di provocazione e di violenza destinata ad avvelenare il clima della competizione elettorale, che rappresenta il cuore della democrazia. Il diritto di chiunque di esprimere la propria idea è inviolabile – ha aggiunto – così come quello di manifestare nel rispetto delle regole e dei principi sanciti dalla Costituzione».

I ragazzi dell’ultrasinistra tacciono, forse delusi. Scrosciano applausi, invece, all’intervento di Riccardo Riccardi del Movimento 5 Stelle: «Mi dimetto – comincia raggelando la sala, anche se poi il suo intervento è tutt’altro che una dichiarazione di dimissioni – Mi dimetto perché ho fomentato il razzismo, perché ho fondato le ronde SSS; queste le parole che vorrei sentire dire stasera dal consigliere Stefano Benedetti».

Poi, tocca allo stesso Benedetti che non si tira indietro: «Chi dovrebbe dimettersi non sono io ma quei consiglieri che hanno partecipato a una contro manifestazione con violenza e intolleranza». È qui che scoppia la bagarre: i toni e le parole del consigliere sono una provocazione per il pubblico. Qualcuno insulta, tanto che il presidente del consiglio Domenico Ceccotti è costretto a predicare più volte la calma e un linguaggio consono al luogo in cui ci si trova. “Fascista e razzista”, continua ad urlare la platea; “Zecche” si lascia scappare Benedetti. Un paio di giovani si alza dalle sedie, come a volersi dirigeree sui banchi dei consiglieri; si sentono anche velate minacce nei confronti del forzista, ma è questione di momenti. Prevale la calma.

Ma il piddino Stefano Alberti, uno dei consiglieri accusato da Benedetti di aver partecipato alla manifestazione degli scontri e dunque di essere “indegno” replica con durezza: «Benedetti- dice- rimarrai sempre un fascistello in doppio petto». Poi Elena Fruzzetti del Pd: «Alberti e gli altri non devono giustificarsi, ognuno segue le sue idee e va alle manifestaizoni che vuole». Infine l’appassionato intervento di Elena Mosti (Sel): «Avevo le braccia alzate e la borsetta a tracolla. cercavo di evitare scontri. Nnon devo giustificarmi per le mie idee. Ci mettono gli uni contro gli altri. Resistenza sempre».

Manuela D’Angelo

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