CARRARA. Adesione oltre il 90% - secondo i sindacati - allo sciopero del settore lapideo (cave, segherie e laboratori) e convocato dalle sigle di categoria Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil, dopo la rottura delle trattative con le associazioni datoriali sul contratto integrativo porvinciale di Massa Carrara. E a Nazzano, davanti alla Marmi Carrara (la ex Imeg) 250 lavoratori hanno dato vita lunedì 18 scorso, a un presidio. «I fatturati delle aziende vanno a gonfie vele - dicono - pagateci di più». Dunque, attività estrattiva completamente bloccata e cancelli chiusi in molte delle principali aziende di lavorazione al piano. Fillea Cgil, Feneal Uil e Filca Cisl commentano con soddisfazione la risposta dei lavoratori del settore: sono oltre 2.000 in provincia di Massa-Carrara gli addetti alla filiera del marmo, indotto escluso. E l'integrativo è scaduto nel 2014. «Alle 5,30 siamo andati al Ponte di Ferro a fare volantinaggio e saranno passati, al massimo, 10 lavoratori» racconta Roberto Venturini, segretario provinciale della Fillea. Come spesso accade in questi casi, l'adesione allo sciopero al monte ha superato il 90%: l'attività estrattiva si è bloccata completamente e, dalle cave, non è sceso nemmeno un sasso. Rallentando, di conseguenza, l'attività nei depositi e nelle segherie. Anche al piano le cose sono andate bene, aggiunge Francesco Fulignani, segretario provinciale della Feneal Uil, raccontando che i cancelli dei "colossi della lavorazione" sono rimasti tutti chiusi: «I lavoratori delle aziende più rappresentative hanno scioperato, il messaggio è arrivato» conferma il sindacalista. E a conferma di quanto sia stata sentita questa mobilitazione, a Nazzano, davanti alla sede della Carrara Marmi, si è creato un presidio "spontaneo": «Ci saranno stati almeno 200-250 lavoratori, ma noi non abbiamo organizzato nulla è stata un'iniziativa nata sul momento» spiega Giacomo Bondielli della Filca Cisl. Lo sciopero è scattato dopo tre incontri al tavolo delle trattative con i rappresentanti delle imprerse che si sono conclusi con altrettante fumate nere. Il nodo, questa volta, è l'entità dell'indennità di presenza giornaliera un aumento di che, visto il buon andamento del settore, i sindacati vorrebbero fosse portata a 15 euro giornaliere (ora sono 4,50) mentre le associazioni datoriali non sembrano disposte ad andare oltre i 6,50 euro complessivi.
Ma l'incremento dell'indennità di presenza non è l'unico ostacolo da superare: i sindacati chiedono ritocchi migliorativi che vanno dall'adeguamento del vestiario, alla formazione professionale, dall'orario di lavoro alla parte economica che le categorie vorrebbero ri-contrattare. Nella parte eonomica le richieste dei lavoratori riguardanoaumenti dell'indennità di disagio; l'anzianità di settore: il premio viene erogato dopo 15 anni di lavoro e dopo 20: i sindacati chiedono che sia anticipato rispettivamente a 12 e a 15 anni. Viene chiesto, inoltre, un aumento anche per il premio si risultato parametro settoriale, fermo a 619 euro dal 1996. Da Assindustria non è arrivato alcun commento sullo sciopero ma un netto: "Ribadiamno le nostre posizioni, le richieste dei sindacati non sono accettabili", Cgil, Cisl e Uil si dicono pronti a concedere qualche giorno di tregua, in attesa della chiamata per la riapertura delle trattative. «Se il telefono non squillerà entro la settimana - spiegano i segretari di categoria - siamo pronti a tornare in piazza». I sindacati hanno già incassato il mandato dei lavoratori per tre giornate di mobilitazione: dopo quella del 18, potrebbero esserci altri due giorni di serrata. La sensazione è che i rappresentanti non vogliano tirare la cosa per le lunghe e che, già in settimana, ci potrebbe essere un nuovo vertice tra le parti sociali per decidere il da farsi a seconda delle mosse delle associazioni datoriali. «Sarà uno sciopero a proteste crescenti» spiegano da Fillea Cgil, Feneal Uil e Filca Cisl lasciando intendere che eventuali nuove iniziative si terranno senza preavviso e con modalità "tutte da scoprire". |