La manifestazione
I cavatori bloccano le cave
Presidio davanti alla Marmi Carrara, i sindacati: adesioni oltre il 90%
CARRARA. Adesione oltre il 90% – secondo i sindacati – allo sciopero del settore lapideo convocato dalle sigle di categoria dopo la rottura delle trattative con le associazioni datoriali sul contratto integrativo. E a Nazzano, davanti alla Marmi Carrara (la ex Imeg) 250 lavoratori danno vita a un presidio “spontaneo”: «I fatturati delle aziende vanno a gonfie vele – dicono – pagateci di più».
Attività estrattiva completamente bloccata e cancelli chiusi in molte delle principali aziende di lavorazione al piano, ieri, per lo sciopero del settore lapideo. Fillea Cgil, Feneal Uil e Filca Cisl commentano con soddisfazione la risposta dei lavoratori del settore – sono oltre 2.000 in provincia di Massa-Carrara gli addetti alla filiera del marmo, indotto escluso –, alla mobilitazione indetta dopo la rottura delle trattative con le associazioni datoriali sul contratto integrativo, scaduto un anno fa.
«Stamani (ieri per chi legge) alle 5,30 siamo andati al Ponte di Ferro a fare volantinaggio e saranno passati, al massimo, 10 lavoratori» racconta con soddisfazione Roberto Venturini, segretario provinciale della Fillea. Come spesso accade in questi casi, l’adesione allo sciopero al monte ha superato il 90%: l’attività estrattiva si è bloccata completamente e, dalle cave, non è sceso nemmeno un sasso. Rallentando, di conseguenza, l’attività nei depositi e nelle segherie. Anche al piano le cose sono andate bene, aggiunge Francesco Fulignani, segretario provinciale della Feneal Uil, raccontando che i cancelli dei “colossi della lavorazione” sono rimasti tutti chiusi: «I lavoratori delle aziende più rappresentative hanno scioperato… il messaggio è arrivato» conferma il sindacalista.
E a conferma di quanto sia stata sentita questa mobilitazione, ieri mattina, a Nazzano, davanti alla sede della Carrara Marmi, si è creato un presidio “spontaneo”: «Ci saranno stati almeno 200-250 lavoratori, ma noi non abbiamo organizzato nulla è stata un’iniziativa nata sul momento» spiega Giacomo Bondielli della Filca Cisl. Lo sciopero di ieri è scattato dopo tre incontri al tavolo delle trattative con i rappresentanti delle imprerse che si sono conclusi con altrettante fumate nere. Il nodo, questa volta, è l’entità dell’indennità di presenza che, visto il buon andamento del settore, i sindacati vorrebbero fosse portata a 15 euro giornaliere mentre le associazioni datoriali non sembrano disposte ad andare oltre i 6,50 euro. Ma l’incremento dell’indennità di presenza non è l’unico ostacolo da superare: i sindacati chiedono ritocchi migliorativi che vanno dall'adeguamento del vestiario, alla formazione professionale, dall'orario di lavoro alla parte economica che le categorie vorrebbero ri-contrattare. Nella parte eonomica le richieste dei lavoratori sono le seguenti: indennità di disagio: in galleria 2,78 euro al giorno; nel granito 1,85; nel bianco 0,92; in cava 1,85. Anzianità di settore: il premio viene erogato dopo 15 anni di lavoro e dopo 20: i sindacati chiedono che sia anticipato rispettivamente a 12 e a 15 anni. Viene chiesto, inoltre, un aumento anche per il premio si risultato parametro settoriale, fermo a 619 euro dal 1996. E mentre ieri da Assindustria non è arrivato alcun commento sullo sciopero ma un netto: “Ribadiamno le nostre posizioni, le richieste dei sindacati non sono accettabili”, Cgil, Cisl e Uil si dicono pronti a concedere qualche giorno di “tregua”, in attesa della chiamata per la riapertura delle trattative. «Se il telefono non squillerà entro la settimana – spiegano i segretari di categoria – siamo pronti a tornare in piazza». I sindacati hanno già incassato il mandato dei lavoratori per tre giornate di mobilitazione: dopo quella di ieri, dunque, potrebbero esserci altri due giorni di serrata. La sensazione è che i rappresentanti non vogliano tirare la cosa per le lunghe e che, già in settimana, ci potrebbe essere un nuovo vertice tra le parti sociali per decidere il da farsi a seconda delle mosse delle associazioni datoriali. «Sarà uno sciopero a proteste crescenti» spiegano da Fillea Cgil, Feneal Uil e Filca Cisl lasciando intendere che eventuali nuove iniziative si terranno senza preavviso e con modalità “tutte da scoprire”.
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