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Gli industriali non cedono: «Richieste inaccettabili»
Assindustria non allarga i cordoni della borsa e contesta le proposte dei sindacati Per gli imprenditori gli aumenti contrattuali non sono sostenibili dalle aziende
CARRARA. «Nessun commento, restiamo sulle posizioni della scorsa settimana»: Assindustria replica così alla giornata di mobilitazione indetta da Fillea Cgil, Feneal Uil e Filca Cisl per il pianeta marmo che nella sola provincia di Massa-Carrara ha visto incrociare le braccia almeno 1.800 lavoratori.
Oggetto della disputa il contratto integrativo, scaduto un anno fa e in particolare l’entità dell’indennità di presenza: per i sindacati, visto che il settore va a gonfie vele, il premio dovrebbe passare dagli attuali 4.5 euro giornalieri ad almeno 15 euro. Molto distante la “contro offerta” messa a punto dagli industriali disposti a “sborsare” solo due euro in più rispetto al trattamento oggi in vigore. Durante il faccia a faccia con le categorie, prima che la trattativa saltasse, Massimo Bani, a nome di Assindustria, aveva definito «pazzesche» le richieste sindacali. Non solo per l’entità dell’aumento, ma anche per il “pressing” esercitato da Fillea, Feneal e Filca: «Si poteva siglare un accordo ponte per confermare l’integrativo per tutto il 2015, e rivederci nel 2016 per iniziare le trattative» aveva spiegato Bani, lasciando intendere che con più tempo anche gli industriali avrebbero potuto «proporre qualcosa di meglio sul premio di presenza». L’ultima proposta uscita da Assindustria sull’indennità di presenza prevedeva un incremento di due euro per i lavoratori delle cave, mentre quelli del piano sarebbero passati da 3 a 5 euro.
«Due euro in più per un’azienda significa un aumento di costi di 580 euro all’anno per ogni dipendente» aveva provato a dire Bani, salvo vedersi voltare le spalle dai sindacati. Secondo le sigle di categoria il buon andamento del settore e gli ottimi fatturati delle aziende, spinti soprattutto dell’ottimo trend dell’export, dovrebbero convincere gli imprenditori ad allentare i cordoni della borsa. Un ragionamento che lo stesso Bani aveva smontato così: «Non tutto il comparto va poi così bene; vanno bene alcune tipologie di prodotto, e siccome il contratto integrativo è per tutto il territorio, tutte le aziende dovrebbero sobbarcarsi oneri economici che magari solo alcune sono in grado di sopportare».
Chissà se lo sciopero di ieri sarà riuscito ad avvicinare, anche di poco, posizioni così distanti.
Cinzia Chiappini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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