Il Tirreno

Dai filmati degli scontri nuove denunce

Dai filmati degli scontri nuove denunce

La polizia visiona i video girati sabato durante i tafferugli per trovare i colpevoli. E i feriti mostrano le loro foto su Facebook

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MASSA. Come sulle rive del Volga avevano promesso i Carc annunciando la manifestazione anti Matteo Salvini. Un chiaro invito alla guerriglia, l'ordine di non cedere di un passo davanti alle forze dell'ordine per riuscire a raggiungere la zona rossa: piazza Garibaldi, dove c'era il palco dal quale parlava il leader del Carroccio.

I video. E così è stato in un sabato pomeriggio spettrale, in un giorno che senza la politica di mezzo sarebbe stato dedicato allo shopping. Invece sono volate manganellate, si è visto il sangue, sono piovute uova, arance, fumogeni e pomodori. Attacco premeditato dicono polizia e carabinieri e una borsa trovata davanti all'Oviesse, con dentro delle clave di plastica, è la prova che viene sventolata. Ma saranno i filmati girati dai media e dagli stessi tutori dell’ordine a stabilire cause e responsabili. E a far scattare altre denunce.

I manifestanti. Violenza gratuita replicano gli antagonisti, postando i loro video sui vari profili Facebook dove si vedono manifestanti inermi che vengono pestati dalla celere. E le foto di chi è stato ferito. Ma se è vero che carica c'è stata è anche vero che la scintilla è stato un colpo dato a un agente, con uno di quei cartelli di plastica usato dagli estremisti a mo' di scudo. Così come quei canotti gonfiati che dovevano simboleggiare le odissee dei profughi, ma che invece sono diventate barriere di gomma che hanno aiutato il corteo ad avanzare.

Il bilancio. Alla fine il bilancio della guerriglia è pesante. Due manifestanti feriti finiti all'ospedale, uno con la testa rotta da una manganellata. Una decina i contusi, anche carabinieri e poliziotti.

L'ordine pubblico. Non tutti erano d'accordo a lasciare lo spazio davanti all'Oviesse agli antagonisti: via Marina Vecchia aveva un problema per la sicurezza, quel varco dall'ex distributore. Era impossibile bloccare con un cordone di uomini (ci volevano troppe divise) e non si poteva chiudere con un mezzo blindato. Nonostante il buco nella linea Maginot delle forze dell'ordine non è stato fatto nulla per ribaltare la posizione sfavorevole. Sarebbe bastato far indietreggiare gli estremisti di una ventina di metri. Invece per non far salire la tensione si è aspettato. Fino a quando, mentre Salvini lanciava insulti dal palco, non è scattata quella scintilla che ha scatenato la guerriglia. E quando sono partite le manganellate non è stato più possibile far tornare la calma. Anche perché le forze dell'ordine a quel punto hanno dato vita a una vera e propria caccia all'uomo.

Padre e figlio. Ed è nella prima carica che entrano in scena quelli che sono diventati i protagonisti della giornata: papà Silvano e suo figlio Luca. L'uomo, quasi sessantenne è una persona conosciuta per la sua passione politica. Un uomo che viene definito da tutti come un pacifista. E a vedere le immagini viene colpito da un agente durante la carica, a quel punto reagisce e questo gli costa la ferita alla testa perché cade in terra e viene sommerso da tre o quattro agenti. E picchiato. Luca cerca di salvare il padre, si avventa contro chi, a suo modo di vedere, sta aggredendo il genitore. E viene preso di forza e caricato sulla camionetta. Pochi attimi dopo che lo stesso destino era toccato al genitore. La foto dell'uomo insaguinato che sporca lo scudo del celerino è l'immagine di quello che è accaduto, è lo scatto che più di ogni altro racconta la giornata di follia che ha fatto ricadere nell'incubo una città che quando si accendono le ideologie sembra perdere la testa.

Centocinquanta persone. C'è chi con troppa facilità parla di effetto Salvini (si sono picchiati anche a Foggia, Napoli e Bologna per impedirgli di parlare) ma a Massa questi episodi succedono troppo spesso. E sono sempre gli stessi ad accendere la miccia. Sabato Massa è stata blindata. Largo Unità d'Italia è stato trasformato in un ring, dove tutto era permesso: lancio di oggetti, cariche, pestaggi. Tutto intorno una marea di persone bloccate dai vigili urbani che avevano l'ordine di non far passare nessuno. Viabilità stravolta. La promessa delle istituzioni che non si sarebbero più tenute manifestazioni in centro, ma si sa quando ci sono le elezioni di mezzo la politica non vuole saperne di fare un passo indietro. E così i negozianti hanno dovuto tenere le loro saracinesche abbassate, perdendo una giornata di lavoro e di guadagno. Tutto per uno con una t-shirt che sputa sentenze contro immigrati e rom e per un centinaio di esagitati. Perché? (d.d.)

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