Sicurezza
Strade deserte e saracinesche giù L’ira dei negozianti
La viabilità è stata stravolta fin dalla prima mattina Fratelli d’Italia chiede le dimissioni di Rutili
MASSA. Come sempre a pagare il conto degli antagonismi di destra e di sinistra, che ai piedi delle Apuane sembrano rimasti agli anni Settanta, è Massa. I commercianti per primi, che hanno dovuto tenere le saracinesche abbassate e che, in alcuni casi, lamentano dei, seppur minimi, danni. Ma anche i massesi che sono rimasti bloccati per ore, costretti a seguire percorsi alternativi per raggiungere punti che in linea d’aria erano distanti poche decine di metri. «Stavo accompagnando mia sorella in stazione - ha detto un ragazzo sulla trentina -, rischiamo di perdere il treno. Ma è possibile che per quattro gatti bisogna subire tutto questo?». Uno sdegno condiviso da Fratelli d’Italia, che con il rappresentante provinciale Andrea Aliboni e uno dei candidati alle regionali, Marco Amorese, alimentano la polemica. Che ha un obiettivo: l’assessore Giovanni Rutili, che alla vigilia del comizio della Lega aveva appoggiato la protesta: «L’assessore Rutili - dice Aliboni - dovrebbe dimettersi ma prima di farlo dovrebbe chiedere scusa alle forze dell’ordine, che sono state bersagliate da uova, sassi e bastoni da delle persone che senza autorizzazione stavano manifestando. Questo è l’ennesimo episodio che dimostra come in questa città esista un problema di ordine pubblico. Basta pensare che tre anni fa è stata occupata una casa cantoniera e da allora non è stato fatto nulla per lo sgombero. C’è il più totale disinteresse per questo tipo di argomento». Amorese va oltre e pensa a chi ha perso un guadagno: «Alla manifestazione hanno partecipato anche due consiglieri comunali, una di Sel e l’altro del Movimento 5 Stelle. Anche loro per quanto è accaduto dovrebbero chiedere scusa e poi dimettersi. Non possono rappresentare chi li ha eletti dopo quello che è successo». Il candidato alle regionali dei Fratelli d’Italia poi chiama in causa il Comune: «Deve essere l’amministrazione a risarcire i danni subiti dai negozianti che hanno perso un’intera giornata di incasso, in un sabato pomeriggio che senza questa manifestazione era propizio per lo shopping».
La città ha cominciato a cambiare volto già nelle prime ore del mattino. Sono spuntati i cartelli di divieto di parcheggio nelle parallele di via La Salle: erano vie di accesso a viale Eugenio Chiesa che le forze dell’ordine hanno liberato per poterle poi controllare con pochi uomini. Non solo: sono stati chiusi anche i cassonetti della spazzatura e perfino i cestini. E al sottopasso di viale Chiesa sono stati blindati gli accessi. Insomma, i disagi sono stati enormi e sono aumentati con il passare delle ore. Tanto che alcuni negozianti hanno deciso di non aprire nel pomeriggio.
Massa è diventata un deserto intorno alle 14. Quelli della celere hanno preso in mano la situazione, convogliando gli estremisti di sinistra - Massa antagonista, Casa rossa, ma anche sigle che arrivavano da fuori - su viale Marina Vecchia. E questo è stato un errore perché in quel punto c’era un varco all’altezza dell’ex distributore. Ed è lì che quelli che volevano arrivare in piazza Garibaldi avrebbero provato a passare dopo che Salvini aveva dato il via al comizio. Dalle 14 fino alle 17 la rotonda di viale Unità d’Italia si è trasformata in un ring. Mentre tutto intorno si raggruppavano decine e decine di curiosi, quasi tutti intenti a fotografare o filmare quello che succedeva. E i social network hanno fatto da cassa di risonanza facendo arrivare ancora più persone.
Intanto in piazza arrivava Salvini, intorno alle 15. E la tensione è salita alle stelle: viale della Stazione praticamente è stato spezzato in due, non si poteva né andare né venire. Perfino i pedoni venivano respinti. Ma la pressione sul cordone di poliziotti e carabinieri aumentava ogni minuto che passava. E più aumentava la pressione più era impossibile passare. E i pochi negozianti che avevano deciso di aprire sono stati costretti alla retromarcia, per salvare il salvabile. È rimasta aperta la Coop, almeno fino a che non è partita la carica perché dopo era impossibile capire qualunque cosa tra persone che scappavano e manifestanti che venivano agguantati da chi indossava la divisa.
Dopo le 17 tutti davanti al tribunale ad aspettare l’uscita del ragazzo fermato. Luca Ratti, durante i tafferugli. Arresto convalidato, ma alla fine è potuto tornare a casa. Abbracciato dai suoi compagni. (d.d.)
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