Gioco
L'opinione - Matteo Salvini in Toscana: tablet, uova e la farsa quotidiana
In Italia la demagogia è una generosa slot-machine: se inserisci la carta del vittimismo, puoi incassare croci a ics alle elezioni. Il commento di Fabrizio Brancoli dopo la visita di Matteo Salvini a Massa, Viareggio e Pisa
Lo insultano, lo bersagliano, lo accerchiano e lo contestano. Che cosa fa Matteo Salvini, quando quasi quotidianamente si trova in queste situazioni? Accende il tablet e lo ruota fino all'assetto orizzontale. Non lo usa come scudo: lo brandisce come una telecamera. Sfiora l'icona del programma di fotografia e inquadra i volti esagitati, le minacce, gli oggetti volanti non identificati che vengono lanciati nella direzione della sua auto. E il messaggio è: vedete che cosa fanno, vedete quanto sono democratici? Sa che ogni istantanea vale centinaia di voti. Perché in Italia la demagogia è una generosa slot-machine: se inserisci la carta del vittimismo, puoi incassare croci a ics alle elezioni.
C'è una deriva provocatoria, in questa linea di comunicazione? Oppure è l'unica difesa possibile? Certo sui vetri di quell'auto arrivano più uova che nella dispensa di Masterchef. E sono uova d'oro. Berlusconi improvvisava comizi dalla sua macchina, Salvini non ha bisogno di parlare. La nostra farsa quotidiana è passata dal predellino al finestrino.
[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.11438887:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2015/05/17/news/il-padre-insanguinato-e-il-figlio-in-suo-soccorso-l-ordinario-sabato-di-follia-a-massa-1.11438887]]
Del resto, l'alternativa dell'indifferenza non è così degna per chi crede in principi opposti a quelli della Lega. Ma i contestatori finiscono in un cul-de-sac: se attaccano frontalmente, se scavalcano il limite, cadono nella trappola del tablet. Ieri per esempio le botte se le sono prese i contestatori; ma alla fine la macchina comunicativa dell'aspirante al trono del centrodestra italiano ha fatto il suo lavoro, proponendo l'immagine di una democrazia violata, del diritto negato ad affermare una propria opinione. È difficile, per l'Italia instabile e nervosa, cullare concetti anglosassoni e accettare anche le manifestazioni di pensiero più aberranti, nel nome della libertà di espressione. Ed è grave, in ogni caso, che una giornata di campagna elettorale possa concludersi con aggressioni e comizi cancellati. Questo va detto senza flessioni.
Con Matteo Salvini si apre una dialettica hegeliana, nella quale il politico trae frutto da chi lo contesta. Il gioco di ruolo imbastito dall'umorale scena politica italiana è anche questo, prevede come montepremi la qualifica di vittima. In palio si possono conquistare nuovi aficionados: per esempio i delusi, o qualcuno di quelli che urlavano con Grillo pur senza aver abbracciato totalmente le sue idee, e che oggi sentono una rabbia diversa e ulteriore. Ora c’è Salvini e la comunicativa politica raggiunge un nuovo stadio. Smantellare delle idee altrui conta più che alla costruzione di una opzione propria? E lui risponde evidenziando problemi oggettivi: la burocrazia, la disoccupazione, la pressione fiscale, la convivenza difficile con una parte di immigrati, la sofferenza della piccola impresa. Il messaggio deve essere sintetico, senza timore di banalizzare? E lui esegue, riducendo gli slogan al formato di una scritta su una felpa o a una frase ganza in tv.
Così Salvini ha potuto premere ripetutamente il tasto "canc" sulla narrazione politica italiana. Un tasto capace di rimuovere nell'immaginario collettivo le sceneggiate secessioniste di Bossi, le grottesche e scandalose gestioni del potere leghista in Lombardia, il faccione di Belsito, l'espressione vaga del Trota e il suo avventuroso percorso di laurea in Albania; e molte altre défaillances, in ordine sparso. Di quelle cose non si parla più. Lui preme il tasto "canc" e attiva il radar dell'intransigenza e dell'esasperazione popolare; poi scannerizza anche la rabbia dei suoi avversari, la individua e dà la sensazione di andarla a cercare. Non mi faranno certo paura questi sfigati, dice. Lui va dove c'è il pericolo e così il messaggio passa, dritto come un laser. Forza Italia si sgretola e lui divora quei consensi; Alfano si affilia troppo a Renzi e lui converte i moderati in infuriati; la destra si fa tentare dalla suggestione eterna dell'uomo forte e lui la incarna. Glielo hanno insegnato i suoi predecessori a vari livelli e di vari orientamenti; e un po', diciamo la verità, glielo abbiamo insegnato anche noi, che ormai, sempre di più, preferiamo un grido a un ragionamento, una sensazione a un'analisi. È un mondo veloce e impressionista, non si concede tempo per pensare. I riflessivi sono dei reietti; avere tempi di reazione eccellenti sembra più importante di possedere buone idee. Colpa anche di chi ha "pensato" troppo e fatto poco. Perché ogni effetto ha una causa.
@fbrancoli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
