Il Tirreno

Il padre insanguinato e il figlio in suo soccorso: l'ordinario sabato di follia a Massa

Danilo D'Anna
A sinistra il padre Silvano e a destra il figlio Luca (foto Cuffaro)
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A sinistra il padre Silvano e a destra il figlio Luca (foto Cuffaro)

Le foto dell'uomo ferito al volto e di suo figlio portato via dalla polizia sintetizzano una giornata di scontri, che hanno fatto ricadere nell'incubo una città che quando si accendono le ideologie sembra perdere la testa. Tutto questo in occasione del comizio di Matteo Salvini

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MASSA. Come sulle rive del Volga avevano promesso i Carc (acronimo dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo) annunciando la manifestazione anti Matteo Salvini. Un chiaro invito alla guerriglia, l'ordine di non cedere di un passo davanti alle forze dell'ordine per riuscire a raggiungere la zona rossa: piazza Garibaldi, dove c'era il palco dal quale parlava il leader del Carroccio. E così è stato in un sabato pomeriggio spettrale, in un giorno che senza la politica di mezzo sarebbe stato dedicato allo shopping.

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Invece sono volate manganellate, si è visto il sangue, sono piovute uova, arance, fumogeni e pomodori. Attacco premeditato dicono polizia e carabinieri e una borsa trovata davanti all'Oviesse, con dentro delle clave di plastica, è la prova che viene sventolata. Violenza gratuita replicano gli antagonisti, postando video sui vari profili Facebook dove si vedono manifestanti inermi che vengono pestati dalla celere. Ma se è vero che carica c'è stata, è anche vero che la scintilla è stato un colpo dato a un agente, con uno di quei cartelli di plastica usato dagli estremisti a mo' di scudo. Così come quei canotti gonfiati che dovevano simboleggiare le odiessee dei profughi, ma che invece sono diventate barriere di gomma che hanno aiutato il corteo ad avanzare.

Il bilancio. Alla fine il bilancio della guerriglia urbana è pesante. Due manifestanti feriti finiti all'ospedale, uno con la testa rotta da una manganellata. Una decina i contusi, anche carabinieri e poliziotti. Pochi i danni invece perché i negozianti hanno avuto l'accortezza di tenere chiuse le saracinesche, una pensata dettata dai precedenti: a Massa in tanti temevano quello che poi è effettivamente accaduto.

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L'ordine pubblico. Non tutti erano d'accordo a lasciare lo spazio davanti all'Oviesse agli antagonisti: via Marina Vecchia aveva un problema per la sicurezza, quel varco dall'ex distributore. Era impossibile bloccare con un cordone di uomini (ci volevano troppe divise) e non si poteva chiudere con un mezzo blindato. Nonostante il buco nella linea Maginot delle forze dell'ordine non è stato fatto nulla per ribaltare la posizione sfavorevole. Sarebbe bastato far indietreggiare gli estremisti di una ventina di metri. Invece, per non far salire la tensione si è aspettato. Fino a quando, mentre Salvini lanciava insulti dal palco, non è scattata quella scintilla che ha scatenato la guerriglia. E quando sono partite le manganellate non è stato più possibile far tornare la calma. Anche perché le forze dell'ordine a quel punto hanno dato vita a una vera e propria caccia all'uomo.

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Padre e figlio. Ed è nella prima carica che entrano in scena quelli che sono diventati i protagonisti della giornata: papà Silvano e suo figlio Luca. L'uomo, quasi sessantenne è una persona conosciuta per la sua passione politica. Un uomo che viene definito da tutti come un pacifista. E a vedere le immagini viene colpito da un agente durante la carica, a quel punto reagisce e questo gli costa la ferita alla testa perché cade in terra e vienne sommerso da tre o quattro agenti. E picchiato. Luca cerca di salvare il padre, si avventa contro chi, a suo modo di vedere, sta aggredendo il padre. E viene preso di forza e caricato sulla camionetta. Pochi attimi dopo che lo stesso destino era toccato al genitore. La foto dell'uomo insaguinato che sporca lo scudo del celerino è l'immagine di quello che è accaduto, è lo scatto che più di ogni altro racconta la giornata di follia che ha fatto ricadere nell'incubo una città che quando si accendono le ideologie sembra perdere la testa.

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Centocinquanta persone. Resta da capire perché. C'è chi con troppa facilità parla di effetto Salvini (si sono picchiati anche a Foggia, Napoli e Bologna per impedire al padano di parlare) ma a Massa questi episodi succedono troppo spesso. E sono sempre gli stessi ad accendere la miccia. Problema di ordine pubblico dicono i rappresentanti della destra, troppe concessioni agli estremisti di sinistra. “Ogni volta che scendiamo in  piazza – dicono i Fratelli d'Italia – chiediamo il permesso. Loro invece lo fanno senza alcuna autorizzazione”. Per questo in tanti sono stati denunciati, però. Ma ormai Massa è diventata un campo di battaglia: vengono da fuori per menare le mani, per picchiarsi con le forze dell'ordine. Salvini sabato 16 è stato anche a Fivizzano, Viareggio e Pisa, ma a parte delle proteste colorate ma nei limiti della civiltà non è accaduto praticamente nulla. La guerriglia invece era stata organizzata a Massa.

Una città esasperata. Sabato Massa è stata blindata. Largo Unità d'Italia è stato trasformato in un ring, dove tutto era permesso: lancio di oggetti, cariche, pestaggi. Tutto intorno una marea di persone bloccate dai vigili urbani che avevano l'ordine di non far passare nessuno. Viabilità stravolta. La promessa delle istituzioni che non si sarebbero più tenute manifestazioni in centro, ma si sa quando ci sono le elezioni di mezzo la politica non vuole saperne di fare un passo indietro. E così i negozianti hanno dovuto tenere le loro saracinesche abbassate, perdendo una giornata di lavoro e di guadagno. Tutto per uno con una t shirt che sputa sentenze contro immigrati e rom e per un centinaio di esagitati che vogliono disperatamente far vedere al mondo che esistono pure loro. Perché bisogna subire questo?

IL BUONGIORNO TOSCANA DEL DIRETTORE OMAR MONESTIER

Quanto ci costa il populismo di Matteo Salvini. Il "Buongiorno Toscana" del direttore del Tirreno Omar Monestier

Posted by Il Tirreno on Sabato 16 maggio 2015

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