Il Tirreno

SANTO STEFANO

Artisti di fama mondiale nell’opificio della ex Vaccari

SANTO STEFANO MAGRA. Come in una pubblicità di auto che passa spesso in tv, si entra e si guarda l’Opificio Calibratura della ex Ceramica Vaccari e si esclama, enevitabilmente “Oh”. Poi nell’ainaugura...

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SANTO STEFANO MAGRA. Come in una pubblicità di auto che passa spesso in tv, si entra e si guarda l’Opificio Calibratura della ex Ceramica Vaccari e si esclama, enevitabilmente “Oh”. Poi nell’ainaugurazione di venerdì scorso qualcuno si è anche lanciato nel dire che sembrava di essere a Berlino e non in un piccolo Comune della provincia spezzina.

Sogni, fantasie o meno, per l’opificio restaurato, si tratta di una nuova vita all’insegna della cultura e della memoria: teatro di iniziative (incontri, convegni, workshop, mostre, ecc.) ma spazio anche al ricordo di quello che fu quel luogo (archivio della Ceramica Vaccari). E proprio di grande appuntamento si tratta per quello del 31 luglio, quando alla Vaccari di Ponzano arriverà Patti Smith.

La cantante e poetessa statunitense farà tappa a Ponzano salendo sul palco di “Nova Estate” venerdì 31 luglio con il suo repertorio di musiche e canzoni che ha avuto il massimo splendore negli (infiniti e splendidi musicalmente parlando) anni 70. Di particolare interesse anche una bella installazione, che si trova a lato del palco, realizzata con materiali della fabbrica recuperati in loco. Tra i documenti, le fotografie e gli oggetti dell’Archivio Vaccari molto ben inseriti nel recupero dell’Opificio trova pertanto spazio anche un lavoro artistico pensato come momento di condivisione, registrato sotto l’autoralità collettiva di Cova ovvero “Collettivo Vaccari” (di cui fanno parte Alfio Antognetti, Mario Commone, lorenzo D’Anteo, Alessandro Ratti e il sindaco di Santo Stefano, Juri Mazzanti). Sono stati utilizzati una serie di rulli (con il tempo hanno assunto sfumature diverse che servivano per la cottura delle mattonelle dentro i forni, collocati in verticale sembrano canne di un organo o, ancora meglio, un candelabro con una flebile luce. Sullo sfondo si staglia uno stralcio di un documento sulla storia operaia. Come se un’identità si fosse tenacemente preservata e regalasse ancora oggi una luce di presenza.

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