Il Tirreno

I Cobas: boicottaggio Invalsi riuscito, no a ritorsioni

CARRARA. Annullate per scarsa partecipazione le prove all’istituto tecnico Barsanti, al liceo artistico Gentileschi; classi deserte al Nautico Fiorillo e all’Einaudi. Pochi pochi ragazzi sia all’Alber...

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CARRARA. Annullate per scarsa partecipazione le prove all’istituto tecnico Barsanti, al liceo artistico Gentileschi; classi deserte al Nautico Fiorillo e all’Einaudi. Pochi pochi ragazzi sia all’Alberghiero Minuto, sia al Tecnico Salvetti. Sono dati diffusi dai Cosa Scuola, secondo i quali il boicottaggio dei quiz Invalsi ha avuto successo anche nella provincia di Massa Carrara, al pari di quello che è successo in moltissime scuole d'Italia lo scorso 12 maggio e ancor prima il 6 maggio quando molti genitori hanno sottratto i propri figli ai quiz di seconda e quinta elementare.

Secondo il sindacato autonomo, anzi, questi primi datisono destinati a salire.

«Altro che "indecenza" come ha voluto stigmatizzare il sottosegretario Faraone – commenta Serena Tusini, insegnante e attivista dei Cobas – nel paese è in atto una mobilitazione enorme contro i progetti governativi sulla scuola e la lotta contro i quiz Invalsi ne rappresenta un segmento importantissimo: i ragazzi hanno capito perfettamente che si tratta di una schedatura di massa, del tutto inutile a valutare con serietà la qualità della scuola e che anzi verrà utilizzata per piegare ogni scuola a meccanismi di valutazione eterodiretti».

Ma il sindacato autonomo annuncia che la mobilitazione continua e aggiunge a questa nota di soddisfazione un pesante sospetto: «Anche a Massa Carrara cominciano a circolare notizie in merito a possibili ritorsioni dei presidi nei confronti dei ragazzi che hanno liberamente scelto di protestare saltando la prova Invalsi, esprimendo così quella cittadinanza attiva che molti a parole dicono di voler coltivare». Per questo, i Cobas intitano tutti gli studenti e i loro genitori a contattare il sindacato, che metterà a disposizione gli strumenti, anche legali, «per difendere il diritto democratico dei ragazzi e dei loro genitori ad esprimere il proprio dissenso».

« Invitiamo anche i presidi, se non si sono già trasformati in podestà-sceriffi – attacca ancora la professoressa Tusini – , a rispondere alle proteste dei ragazzi assumendo un ruolo educativo organizzando all'interno delle proprie scuole dibattiti democratici sulle prove Invalsi con relatori favorevoli e contrari in modo che gli studenti possano approfondire ulteriormente questo argomento. Le scuole non sono palestre di obbedienza, ma luoghi di costruzione del pensiero dei futuri cittadini. E intanto la protesta non si fermerà, nemmeno nella nostra provincia, visto che il governo ha inserito nel Ddl solamente emendamenti che non intaccano la sostanza del provvedimento.

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