Il Tirreno

Edifici storici

La rinascita di Palazzo Cucchiari

Giovanna Mezzana
Un pavimento di marmo del Palazzo Cucchiari
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Un pavimento di marmo del Palazzo Cucchiari

Le sede della Fondazione Giorgio Conti a Carrara, dopo tre anni di lavori è un tribudio di marmi pregiati e affreschi. Presto ospiterà una mostra sul Canova

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CARRARA. Dopo tre anni e mezzo di lavori, si riapre il portone dello storico palazzo di via Cucchiari. Un tripudio di marmi e di legni di cipresso, di soffitti e pareti affrescate, di storia e di arte e di genialità architettoniche: ecco che cos’è oggi l’ex sontuosa residenza ottocentesca, opera di Leandro Caselli, il progettista a cui il volto della moderna Carrara tanto deve. Il poco che resta da fare sarà completato entro il 13 giugno, quando il palazzo, sede della Fondazione Giorgio Conti e di proprietà della famiglia Conti, ospiterà una mostra eccezionale: “Canova e i maestri del marmo. La scuola carrarese dell’Ermitage”.

Cinque piani, incluso quello interrato che è quasi più stupefacente del piano “nobile”, per le volte concentriche a mattoncini rossi con le quali Caselli si sbizzarrì. Al piano terra, lungo il corridoio principale, sulla sinistra si apre una stanza con uno degli affreschi di punta; è un fregio commemorativo, strappato da un sottoscala, con la data aprile 1891; si desume che sia questa la data in cui la residenza venne consegnata alla famiglia Cucchiari per passare poi ai Valdettari, quindi all’Inps nel Dopoguerra, poi ad ospitare “i chimici”: e si arriva al Sessantotto e agli Anni di Piombo; dopodiché il palazzo cadde nell’abbandono.


C’è voluto un gran lavoro per riportare all’antico splendore i pavimenti “seminati alla veneziana”; gli affreschi dei soffitti e delle pareti, alcuni in cartapesta; le porte di legno ciliegio; persino i marmi dei bagni del piano terra: Calacatta, Portoro, Giallo di Siena; finanche la scalinata mozzafiato che dall’ultimo piano scende con un effetto quasi da caleidoscopio; per non parlare del belvedere, all’ultimo piano e dello spazio esterno dove tra bambù nero, alberi di canfora e glicine sorgerà un palco della musica con spazio-ristoro.

C’è molto di versiliese e di emiliano-romagnolo nella ristrutturazione di Palazzo Cucchiari. L’architetto è il lucchese di nascita e versiliese d’adozione Tiziano Lera: suoi anche il restyling di Villa Bertelli di Vittoria Apuana e gli allestimenti di mostre di pregio, come quella che Forte dei Marmi ha dedicato a Vangi. «Che cosa ha significato per me il restauro di questo edificio? Ricercarne l’anima e ritrovarne l’identità» dice Lera.

L’impresa che ha fatto rinascere Palazzo Cucchiari è la Coop Cattolica Costruzioni Edili di Reggio Emilia, che già si era assicurata la ristrutturazione di Palazzo Binelli e che nel frattempo si è aggiudicata anche quella dei “Gesuiti”: direttore del cantiere, Paolo Cotti; ingegnere responsabile, Giuliano Pellicciari. Un ruolo di primo piano l’hanno svolto due restauratrici: Antonella Radicchi e Marilena Bongiovanni di Re.Ca, Restauri Carrara.
 

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