Sicurezza
Tutte le inchieste portano alle cave
Dal crollo in via Argine Destro alla nuova indagine sui reati ambientali: escavazione nel mirino
CARRARA. Tre cave nel mirino, per lo smaltimento dei detriti e la gestione dei ravaneti, potenziali concause degli eventi alluvionali che hanno colpito al cuore il territorio carrarese.
Un nuovo filone di inchiesta (quello in cui vengono contestate ipotesi di reato di tipo ambientale) e tutta una serie di controlli che proseguiranno nei bacini marmiferi, in sinergia con il corpo forestale, nei prossimi giorni.
Sullo sfondo un’altra maxi indagine, quella avviata dalla Procura sul crollo del pezzo di muro, in via Argine Destro, che il 5 novembre scorso ha mandato sott’acqua Marina di Carrara. E, per quel che riguarda questo faldone nelle mani del procuratore Aldo Giubilaro una svolta sembra davvero più vicina: nei prossimi giorni i periti, quelli nominati dalla Procua, dovrebbero consegnare la loro relazione sul crollo. Una relazione che, come ha detto a più riprese il procuratore Giubilaro, non si è concentrata solo sul pezzo di argine che si è sbriciolato sotto l’impeto della piena, ma tutto l’asse del fiume Carrione, dai monti (cave appunto) al mare.
Insomma tutte le inchieste portano alle cave. Perché sono sempre le aziende di escavazione al centro di un’altra indagine, quella sulla presunta evasione della tassa marmi che vedrà il sindaco Angelo Zubbani e metà giunta davanti al gip, il prossimo giovedì. Data in cui si deciderà su un eventuale processo a loro carico.
Nel mezzo quella che è partita per prima, l’inchiesta sul nero alle cave che ha fatto tremare il mondo del marmo mettendo sotto il microscopio un presunto sistema di sottofatturazione legato alla compravendita dei bocchi.
Del resto il procuratore Aldo Giubilaro, che presentando il nuovo filone di indagine sui presunti reati ambientali in cava ci ha tenuto a sottolineare di non avere intenzione di criminalizzare il mondo del marmo, lo ha detto chiaro. «DI segnalazioni sulle cave ce ne arrivano moltissime e quasi tutti i giorni». Adesso, il nuovo filone di inchiesta avrà come obiettivo anche quello di dimostrare un eventuale legame, o meglio un nesso di causalità, fra il cattivo smaltimento dei detriti di cava, la gestione dei ravaneti e gli eventi alluvionali. Perché proprio quei detriti potrebbero aver fatto da tappo al fiume.
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