Attenzione
Il cane abbaia, lui picchia il vicino
In tribunale per lesioni gravissime, la moglie del ferito: pensavo fosse morto
TRESANA. Non sopportava il cane che abbaiava. E così-secondo l’accusa - ha preso a calci in faccia il proprietario, mandandolo in ospedale.
Una storia di tensioni e di cattivo vicinato. I rapporti fra i due, che avevano i terreni confinanti, nella campagna sopra Tresana, non erano dei migliori. Una sera del settembre di tre anni una banale lite è degenerata, secondo l’accusa, in una colluttazione. Terminata con una denuncia per lesioni gravissime a carico di Luciano Ghironi (assistito dall’avvocato Silvio Gabrielli). La parte offesa si è costituita parte civile ed è assistita dall’avvocato Valentina Antonini.
In aula è stata ascoltata come testimone, dal giudice Giovanni Sgambati, la moglie dell’uomo che ha denunciato il vicino per lesioni gravissime.
«Avevo finito di sparecchiare, era poco dopo le otto di sera, stavo facendo i piatti quando ho sentito dei rumori - ha ricordato la donna in aula - Sono uscita e ho visto mio marito a terra. Credevo fosse morto. Sono rimasta pietrificata».
«Ci ho messo un minuto a raggiungere mio marito, nel terreno accanto a casa - ha continuato - già quella sera mentre aspettavamo l’arrivo dell’ambulanza gli ho chiesto chi era stato. “Luciano c'è l'aveva col cane voleva ammazzarmi».
La signora ha poi raccontato come il marito poi, non appena si è un po’ ripreso dalle ferite riportate che - sempre secondo quanto sostenuto in tribunale dalla parte civile - gli avrebbero provocato un’invalidità all’occhio, le ha raccontato i fatti.
«Mio marito era uscito per fare una passeggiata con il cane, un pincher nano, quindi molto piccolo - ha ribadito la donna - Il cagnolino ha abbaiato all’indirizzo del signor Luciano e lui ha intimato mio marito di farlo stare zitto. “Ma non è mica un leone” ha risposto lui, chinandosi per prenderlo in braccio. A quel punto mi ha detto di essere stato colpito da un calcio in faccia. Ha quasi perso i sensi e, una volta a terra, ha ricevuto altri colpi quando era caduto a terra».
(a.v.)
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