Il Tirreno

Brucia il covo della gang della marijuana

Brucia il covo della gang della marijuana

Nell’ex ristorante, dove abitavano due cinesi, sono state trovate migliaia di piante. Una delle ipotesi è incendio doloso

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Più che la Taverna del lupo, nome del vecchio ristorante in località Porneta, sulle alture di Massa, era diventata la tana dei lupi. Un covo serra di una gang che coltivava piante di marijuana di nascosto dai proprietari dell’immobile e dal mondo. Una catena di montaggio della droga che è saltata a causa di una lampada riscaldante che invece di rinvigorire le foglie di “maria” le ha bruciate e ha scatenato un rogo pazzesco. All’alba. I vigili del fuoco appena hanno visto di cosa si trattava (bastava annusare l’aria per rendersi conto di cosa c’era lì dentro) hanno chiesto aiuto alla polizia. Ed è venuto fuori di tutto. Sono più di un migliaio le piante andate in fumo, perché erano già in fase di essiccamento. Altrettante invece erano nella tavernetta e per questo si sono salvate dalle fiamme. Sono ancora piccole e quindi venivano tenute in una sorta di incubatrice realizzata da persone che sapevano cosa stavano facendo. Tutto è stato sequestrato dagli uomini della squadra mobile, coordinati da Antonio Dulvi Corcione.

Il ristorante è stato chiuso parecchio tempo fa, ma prima era un punto di ritrovo per gli escursionisti che scendevano dalle Apuane e per i centauri che passavano ore e ore a scaldare i motori delle loro motociclette sulla strada di Arni. Da un paio di mesi però si erano fatti avanti due cittadini cinesi, una coppia di fidanzati che di lavoro fanno i venditori ambulanti nei mercatini di tutta la Toscana. O almeno è quello che hanno detto per farsi fare il contratto di locazione. Così la trattoria è diventata appartamento e i nuovi inquilini hanno anche stipulato un contratto con Enel per luce e gas, quello per famiglie. In realtà però appena dentro qualcuno - il sospetto degli inquirenti è che i due siano soltanto dei prestanome - ha deviato l’impianto elettrico e lo ha allacciato a una centralina di un’azienda. Anche perché le lampade riscaldanti erano parecchie e consumavano kilowatt su kilowatt, dato che restavano accese ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Un piano perfetto, che nessuno poteva sospettare. Il giochino poteva andare avanti all’infinito, visto che la Taverna del lupo ormai era finita nel dimenticatoio. E a parte chi abita nei pressi della locanda nessuno sapeva che era stata trasformata in una sorta di villetta. Invece, come si dice, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. E così ieri intorno alle 6 del mattino i vigili del fuoco sono stati avvertiti che c’era qualcosa che bruciava nella vecchia osteria. Da lì è saltato fuori che invece di un’abitazione quella era una serra e che la coltivazione era di marijuana.

La squadra mobile, anche la scientifica ha avuto il bel da fare, ha lavorato per circa quattro ore per portare all’esterno il raccolto. Una parte delle piante era stata fatta essiccare ed è da lì che deve essere partito il tutto, probabilmente il calore delle lampade ha raggiunto una temperatura troppo alta e c’è stata la combustione. Ma gli uomini di Corcione non escludono che possa esserci lo zampino di qualcuno dietro all’incendio, qualcuno infastidito per la produzione di droga. Concorrenti che si vedevano mettere a rischio il mercato. Ipotesi remota quella del gesto doloso, ma possibile fanno capire dalla questura.

Danilo D’Anna

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web