Sicurezza
Rimborsi per 12.000 pensionati apuani
E’ all’incirca il numero di coloro che nella provincia percepiscono, in più fasce, oltre 1.400 euro lordi mensili
CARRARA. Nella provincia ci sono almeno 11.000-12.000 pensionati (sul totale al 2015 di 62.340) che percepiscono assegni superiori ai 1.400 euro lordi, e quindi anche questi pensionati apuani, come tantissimi altri in Italia, si stanno interrogando sugli effetti della sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato il blocco dell'adeguamento degli assegni al costo della vita. Secondo la Consulta, il provvedimento nato con il governo Monti (ministro la Fornero) è incostituzionale. Quindi ora si parla di rimborsi. E, ovviamente, è nata la grande aspettativa da parte di moltissimi pensionati, di avere qualche soldo in più, sottoforma di recupero. Il come è tutto ancora da capire, il governo ci sta lavorando.
Il nodo delIe rivalutazioni. Il blocco della rivalutazione delle pensioni superiori a tre volte l'assegno minimo dell'Inps (poco più di 1.400 euro lordi al mese, cioè circa 1.200 euro mensili al netto delle tasse) faceva parte del decreto “Salva Italia” del 2011 con il quale il governo Monti attuò risparmi per 8,2 miliardi di lire, pari a 1.584 euro pro capite. Soldi che adesso, dopo la sentenza della Consulta, dovrebbero essere rimborsati. Secondo la sentenza 70/2015 della Consulta (pubblicata il 30 aprile), il blocco dell'adeguamento degli assegni al costo della vita (indicizzazioni) è anticostituzionale in quanto, interessando i redditi mediobassi, non rispetta l’articolo 38 della Costituzione.
Come avere i rimborsi? Le modalità dei rimborsi sono ancora tutte da stabilire. Sta di fatto che migliaia di apuani (e milioni in Italia) stanno vantando un credito nei confronti del’Inps: che a sua volta ora sta attendendo le decisioni definitive del governo. In questi giorni le ipotesi al vaglio sono diverse.
Il provvedimento coinvolge i pensionati che ora sperano di vedersi liquidati i mancati aumenti degli assegni previdenziali che sarebbero invece maturati dal 2012 in poi, se non ci fosse stata la manovra del blocco, poi delegittimata dalla Corte costituzionale. Nel 2012 e 2013 vennero bloccate solo le rivalutazioni delle pensioni sopra i 1.406 euro lordi al mese (tre volte il trattamento minimo, ma in questi giorni c’è anche un balletto sui decimali). E sono le fasce al di sopra di quella soglia ad essere interessate dalla bufera attuale dei calcoli per i rimborsi. Il governo sta cercando i fondi necessari e fra le ipotesi sul come pescarli c’è anche quella di un contributo di solidarietà da prelevare dalle pensioni più alte. Coloro che invece hanno percepito un assegno più basso dei 1.400 euro lordi, non viene interessato dalla questione rimborsi ed ha continuato a percepire i consueti aumenti annuali previsti dalla legge, e che sono legati all'inflazione dei 12 mesi precedenti.
I dati Inps, ci dicono che nella nostra provincia ci sono 62.230 pensioni, di cui 30.436 solo di vecchiaia. Oltre tremila sono quelle di invalidità, poi ci sono circa quindicimila pensioni erogate a “superstite”, quasi tremila assegni sociali, e 9.500 pensioni a invalidi civili.
Le più numerose coprono fasce di assegni bassi, fino a 1.249,99 euro. Poi partono le fasce superiori: la prima va da 1.250 a 1.499,99 euro e qui dentro comincia il conteggio dai 1.400 euro in su relativo all’operazione rimborsi. A Massa Carrara le pensioni più alte viaggiano sui 5.000 euro e oltre e le percepiscono 87 persone (22.000 pensionati però percepiscono fra i 500 e i 749 euro).
La giungla. Facendo una somma delle pensioni contenute nelle fasce sopra i 1.400 euro (con l’intertezza sul numero esatto dentro la fascia fra i 1.250 e i 1.499,99), si arriva a circa 13.000 pensioni totali, e circa 11.000 solo di vecchiaia: quindi gli apuani che possono interrogarsi su come e quando avranno i rimborsi dovrebbero essere, facendo somme e sottrazioni, in linea di massima circa dodicimila. Il governo sta dunque studiando come rimborsare: fra le ipotesi al vaglio anche l’esclusione dai rimborsi, per chi supera una pensione di 3.500 o 4mila euro lordi mensili. E a carico di chi ha assegni oltre i 5mila euro, potrebbe scattare un contributo di solidarietà. Il tesoretto che ora ha il governo, di 1,6 miliardi, a quanto pare non basta a coprire la manovra, e si stanno cercando altre coperture integrative. Si è parlato anche “di prendere tempo”. L’ex ministro del welfare Elsa Fornero prendendo alcune distanze, in dichiarazioni alla stampa, ritiene che sia un avvio positivo l’ipotesi di rimborsi progressivi, cioè in base alle fasce di reddito, che potrebbero essere inseriti in un decreto legge.
Certo è che nella giungla delle pensioni ora c’è anche questo problema.
L’Inps attende: eventuali richieste di ricalcolo della pensione da parte dei cittadini interessati, resteranno congelate fino a specifiche iniziative legislative da parte del governo che da domani potrebbe fornire qualche elemento in più, essendo previsto che riferirà al Senato su questa complicata questione.
C’è chi vorrebbe un decreto sospensivo in tempi veloci, chi misure certe entro breve, o dopo l’appuntamento elettorale di fine maggio
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