Il Tirreno

Stangata sull’acqua, «evitati i maxi rincari»

di Chiara Sillicani
Stangata sull’acqua, «evitati i maxi rincari»

Comitati sul piede di guerra. Ma Volpi spiega: gli aumenti sono figli della legge E aggiunge: abbiamo fatto il possibile per impedire incrementi oltre il 10 %

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MASSA. L’argomento è da addetti ai lavori, ma il succo, quello, è comprensibile a tutti: aumenta il costo dell’acqua. Un bel + 6% (minimo) che si traduce in altri euro da sborsare. A decidere il rincaro - ma il dado non è ancora tratto - è stata la conferenza territoriale dei sindaci; il via libera definitivo deve, infatti, arrivare dall’assemblea dell’Ato, l’autorità per il servizio idrico (Gaia è, invece, la società di gestione).

La stangata - o stangatina che sia - manda su tutte le furie i cittadini e i comitati lanciano il grido di battaglia. Alfonso Baldi presiede il comitato “Acqua alla gola”: annuncia incontri pubblici, «disobbedienza civile» e manifestazioni di piazza. Perché a Massa - spiega - sono già tantissime le famiglie che non ce la fanno a pagare. «I rincari - Baldi tira le conclusioni - non faranno altro che aumentare i casi di insolvenza. E tutto per un meccanismo perverso per cui se l’utente consuma meno, Gaia incassa meno, quindi, per sistemare i conti, aumenta le tariffe. Becchi - l’espressione è forte, ma eloquente - e bastonati. Abbiamo già presentato un esposto in Procura - ricorda Baldi - siamo stati contattati dal sostituto; noi non molliamo la presa». Eppure chi all’aumento ha detto sì - sindaco Volpi in primis - assicura che la mossa fatta è nel segno della tutela del cittadino. E qui la questione si complica perché spiegare come funziona la tariffazione e cosa prevedono le norme in materia è davvero impresa ardua. Ci prova proprio il primo cittadino e parte da un punto fermo: «La gestione del servizio idrico deve rimanere pubblica». Quindi nelle mani di Gaia e Gaia deve essere una macchina efficiente, in grado di bussare alle porte delle banche, ottenere crediti e assolvere ai pagamenti.

«Gli aumenti tariffari - e qui Volpi entra nel vivo - rispondono ad obblighi di legge e alla procedura sui conguagli prevista dalla normativa. Piuttosto abbiamo scelto di spalmare i rincari fino al 2018, evitando incrementi più pesanti (oltre il 10%) e limitandoli al 6%». Insomma, le bollette rispondono ad un preciso meccanismo: Gaia, per esemplificare, prevede di incassare 100, quindi applica una tariffa “preventiva”. Quando verifica che ha incassato 90, modifica quella tariffa per pareggiare i conti. E le norme impongono il conguaglio. È quindi sul meccanismo tariffario che c’è da lavorare. E lo ammette lo stesso Volpi: «La tariffa va rimodulata, a tutela delle fasce più deboli, per non produrre le mancate fatturazioni, il meccanismo dei ricavi presunti (quello in base a cui scatta la tariffa “provvisoria”) va superato. Ma gli attuali conguagli - ribadisce - sono figli del meccanismo tariffario e della legge».

Modificare le tariffe, quindi, ma non solo: «È fondamentale ridurre i costi improduttivi. Abbiamo rivisto anche il piano di investimenti, era faraonico, è stato ridimensionato in base alle necessità reali e alla sostenibilità economica». Certo è che l’aumento pesa, soprattutto sul portafoglio di chi ha poco: «Stiamo lavorando con l’autorità idrica per rimodulare le tariffe e alleggerire le fasce più deboli. Il fondo per gli interventi sociali è 5 volte superiore al precedente, ha raggiunto quota 600.000 euro». Azioni su vari fronti, quindi,azioni che qualche frutto lo hanno già portato. Lo assicura Giovanni Rutili, assessore comunale alle finanze: Gaia sta pagando il suo debito con il cComune. Perchè - per ricostruire - quando la rete (le tubature) sono passare e Gaia, a lei è passato anche il mutuo contratto da Palazzo civico per realizzare quella rete. Ma le rate ha continuato a pagarsele via Porta Fabbrica, per oltre 11 milioni: «Lo scorso anno - parola di Rutili - Gaia ha versato 800.000 euro, quest’anno ne verserà 1 milione e mezzo».

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