Sicurezza
Sacchi e tanta rabbia nella Marina vecchia che vuole resistere
I segni del mare di acqua e fango ci sono ancora tutti La ricostruzione grazie alla solidarietà e ai sacrifici
CARRARA. Le rose ora sono tutte fiorite. E «hanno resistito» all’onda di fiume e fango che sei mesi fa ha colpito al cuore Marina di Carrara. Le rose, di questo giardino interno di via Firenze, hanno resistito. Proprio come gli abitanti e i commercianti (240m attività) della “zona rossa” di Marina, quella finita sott’acqua. Quella degli allerta, dell’evacuazione. Dei negozi e delle case devastate.
Oggi, a sei mesi dall’alluvione del 5 novembre, i segni di una zona ferita ci sono ancora tutti. I sacchi davanti ad alcune case, in via Dante, in via Prampolini e in via Maggiani. I cartelli “Vendesi”, sulle case di chi ha scelto di non resistere. Di andare a vivere da un’altra parte. E i negozi dove la tracce di quel che c’è stato sono ancora lì: nelle ceste delle scarpe alluvionate della storica ferramenta Paladini. Nel forno Nicodemi, che ha riaperto solo un mese fa. E allo Studio Ciak, in piazza Menconi, dove i fratelli Vatteroni, Alida e Gianni, hanno potuto ripartire solo con le attrezzature in prestito degli amici: «Che se penso ancora alle mie macchine, ai miei negativi mi viene da piangere - dice Gianni - Abbiamo lottato contro il tempo per non perdere il lavoro di Natale. E solo la solidarietà di amici e colleghi ci ha permesso di andare avanti».
La resistenza è qui, anche nel giornalaio della zona, “Agorà” di Claudio Trombella: sei mesi fa il disastro. E un mese - racconta il titolare- di mancato guadagno: «Perché la gente era a spalare il fango e da qui non passava più nessuno».
Il cuore di Marina vecchia è ancora ferito. E la delusione si legge negli occhi della gente.
«Noi siamo qui da più di cinquant’anni - dicono nella ferramenta Paladini, storica fornitrice di articoli nautici - È stato un disastro, il fango arrivava fino ai banconi. E poi ci hanno lasciato soli: a ripartire ci abbiamo dovuto pensare da soli».
È deluso, tanto. Ma ha scelto di resistere anche Gianni Nicodemi. Il suo forno è stato devastato dell’alluvione. Poi, appena aveva rialzato la testa, un rogo ha reso inutilizzabili i macchinari. Ha potuto riaprire solo un mese fa: «Con 70.000 euro di danni. E per aver i risarcimenti devo pure pagarmi il perito. Intanto qui, nei negozi, di gente ne viene sempre meno».
Qualcuno qui nella Marina vecchia ha deciso di non rimanerci. Qualcun’altro, invece, si è rimboccato le maniche. Come le tre sorelle di ferro: Anna Maria, 83 anni, Franca, 80 e Giuseppina, 75 anni. Le tre sorelle Carassali si sono inginocchiate: «Perché il fango dalle mattonelle - dice Anna Maria, un passato da sindacalista alle spalle - si toglie con la rete di ferro, quella delle pentole». E hanno lavorato sodo: «Per recuperare le foto - raccontano - le abbiamo tutte asciugate, ma sono i nostri ricordi. Tutte le escursioni in montagna» aggiunge Giuseppina, socia Cai da 53anni.
La loro casa, invasa dal fango, con le tre sorelle affacciate alla porta era diventata il simbolo dei giorni più difficili dell’alluvione. Il simbolo di chi aveva scelto di rimanere, anche nei momenti più difficili, con un Carrione troppo vicino per dormire tranquilli.
Ora, davanti al portone di via Firenze, ci sono ancora i sacchi di sabbia.
«Abbiamo dovuto lavorare tanto, e abbiamo speso anche parecchio per rimettere in sesto la casa. L’umido c’è ancora, ma un po’ alla volta, qualcosa lo rifaremo a settembre. Appena sto meglio con i piedi li porto via io - dice fiera Anna Maria - perché coprono le aiuole, qui crescono i “belli di notte”, e io quei fiori li distribuisco a tutta la strada».
E nelle strade della Marina vecchia di fiori e di primavera tutti sentono davvero un gran bisogno. Perché nell’ora centrale del mattino di gente in giro se ne vede davvero poca. E di malumore se ne respira ancora parecchio. Lo hanno anche messo per iscritto gli operatori della zona, nella missiva inviata al presidente Enrico Rossi.
«Non vogliamo più promesse - scrivono commercianti e artigiani della zona rossa - Vogliamo fatti concreti prima del 31 Maggio ».
Un appello preciso, in vista della tornata elettorale per le regionali.
«Vi ricordiamo- proseguono nella loro lettera - che siamo rappresentanti di circa 250 attività commerciali/ artigiane , alle quali aggiungere i componenti delle famiglie , amici e parenti. Chiudiamo la nostra lettera augurandoci di avere un motivo dire ...”Non siamo stati dimenticati”».
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