Il Tirreno

Processo Dazzi, nuove ipotesi di reato

Il pm cambia il capo di imputazione. La difesa chiede l’assoluzione, ma il giudice rinomina un perito

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MASSA. Gli avvocati si aspettano che sia l’ultima udienza, quella della sentenza, quella in cui il giudice Fabrizio Garofalo deve decidere - e dire - se l’imprenditore Paolo Dazzi ha commesso o meno il reato di omessa dichiarazione fiscale.

Invece arriva il colpo di scena e tutto slitta: il pubblico ministero Alberto Dello Iacono modifica il capo di imputazione e contesta a Dazzi due nuove ipotesi alternative di reato. E lo fa dopo la super perizia del professor Andrea Perini, chiamato dal giudice per ricostruire una vicenda fiscale complicatissima. Oggetto del processo è il fallimento della società di Paolo Dazzi e la successiva dichiarazione dei redditi con relativa indicazione di un credito nei confronti dell’Iraq. La perizia di Perini cambia le carte in tavola e ora l’accusa non contesta più l’omessa dichiarazione relativa ai redditi del 2008, ma la infedele dichiarazione relativa all’anno di imposta 2011. È quello, infatti, secondo il professor Perini, l’anno in cui la vicenda fallimentare si chiude definitivamente con una sentenza definitiva, seguita alla opposizione presentata da una banca alla procedura di fallimento. Dazzi nel 2012 la dichiarazione per l’anno precedente la presenta, ma - è la contestazione del pm - non indica il reddito di impresa derivante dalla procedura fallimentare.

Giovanni Maria Altadonna ed Enrico Marzaduri, avvocati della difesa, vogliono discutere comunque il processo e chiedono l’assoluzione dell’imputato: secondo i due legali, infatti, la contestazione di dichiarazione infedele è infondata. I redditi di impresa derivanti dal fallimento - spiegano - avrebbe dovuto indicarli il curatore fallimentare e non il Dazzi. Il giudice monocratico Fabrizio Garofalo, però, vuole vederci chiaro, ricostruire nei dettagli una vicenda tributaria e fiscale intricata. Così decide di affidare un nuovo incarico al professor Perini per sottoporgli un nuovo quesito.

La prossima udienza è fissata per mercoledì 13 maggio quando il consulente presterà giuramento e conoscerà il quesito. È ipotizzabile che si riservi del tempo, ma, visto che conosce gli atti, non è escluso che si pronunci nell’immediato. In ogni caso la vicenda processuale dell’imprenditore del marmo Paolo Dazzi non si chiude ancora. E a definirla contribuirà la perizia bis del professor Perini. (c.s.)

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