Il Tirreno

Clan napoletani e albanesi nella faida a colpi di pistola

Clan napoletani e albanesi nella faida a colpi di pistola

Le due bande locali prendono ordini da lontano per lo spaccio di stupefacenti La polizia a caccia di riscontri. Intanto c’è una sorta di tregua armata

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MASSA. Guerra tra bande: c’è un motivo preciso e inquietante. Il monopolio dello spaccio di droghe leggere. Per conto terzi, però. Il mercato massese fa gola a due organizzazioni, una di napoletani e l’altra di albanesi: nessuna vuole cedere di un millimetro e per questo ha assoldato gente dei Poggi (i napoletani) e di Castagnara (gli albanesi). A muovere i fili, ad armare la mano di questi ragazzi e a far scoppiare la faida quindi è qualcuno che viene da fuori. Anzi sono stati loro a cominciare, visto che quei cinque che hanno sparato contro la finestra della casa di un pregiudicato non erano di Massa. E volevano intimidire per conquistare altre zone dove poter far lavorare i propri pusher. Solo che quelli dei Poggi hanno reagito innescando un’escalation pericolosa.

Sono questi i motivi che hanno fatto crescere la tensione e scattare l’allarme sicurezza, quindi. È l’ipotesi a cui sta lavorando in questi giorni la squadra mobile, ma non è proprio una novità perché più o meno è quello che gli inquirenti avevano capito quando cercavano la causa che aveva scatenato le risse che poi erano sfociate nel duplice delitto della notte di Natale, quando Andrea Mazzi aveva lasciato a terra Andrea Fruzzetti ed Enrico Baria (ma in questo caso il movente è legato a rancori personali e lo spaccio non ha nulla a che vedere). Ipotesi credibile, ma servono riscontri. Che cominciano ad arrivare, come diversi viaggi che i ragazzi delle bande hanno fatto verso il meridione, sempre più spesso prima che si scatenasse l’inferno di pistolettate. Troppo poco per poter stringere il cerchio, però, fanno capire gli inquirenti. Anche perché arrivano segnali di una sorta di pace armata tra le bande, una tregua per far calmare le acque. Perché i controlli di polizia e carabinieri sono diventati stringenti e non si riesce più a spacciare come prima.

Resta un’indagine che per svariate ragioni deve procedere a fari spenti. Senza clamore. Ma un’indagine che deve essere rapida nell’individuare i responsabili perché il rischio è che qualcuno si faccia male seriamente. Quattro episodi a suon di colpi di pistola in meno di due settimane, iniziati la sera del 12 aprile. Quelli della scientifica hanno stabilito che ai Poggi la prima volta hanno usato due revolver, mentre la seconda uno soltanto (utilizzato nel precedente raid). In via dei Mori invece un fucile.

La squadra mobile sta cercando di ricostruire il puzzle per capire perché si spara, ma mancano ancora molte tessere e il mosaico così non sta in piedi. Anche se la pista napoletana e albanese potrebbe regalare sorprese in tempi ristretti. Bisogna lavorarci e trovare i riscontri a quelle che al momento sono sensazioni.

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di Redazione web