Gioco
Band suona dal vivo i gestori del pub finiscono nei guai
MASSA CARRARA. L’accusa è di «apertura abusiva di luoghi di pubblico spettacolo o intrattenimento» ed è contestato al titolare del pub e a chi lo gestiva grazie alla licenza del primo: Valentino...
MASSA CARRARA. L’accusa è di «apertura abusiva di luoghi di pubblico spettacolo o intrattenimento» ed è contestato al titolare del pub e a chi lo gestiva grazie alla licenza del primo: Valentino Letterio e Laura Barattini, difesi dagli avvocati Gianluca Ricciardi e Aldo Niccolini. E tutto perché una sera nel pub hanno fatto esibire una band giovanile, con musica dal vivo e tanto divertimento. Qualcuno però ha avvertito le forze dell’ordine e i carabinieri intervenuti hanno rilevato che oltre ai decibel troppo alti c’erano delle inadempienze che dovevano essere punite. In quel locale si potevano distribuire cibi e bevande, ma non si poteva fare musica. Anzi i militari nel loro rapporto avevano ravvisato come gli interni della birreria fossero stati trasformati in una vera e propria pista da ballo. Rapporto che i legali degli imputati contestano, dato che in pratica erano stati i clienti a spostare i tavolini per potersi muovere liberamente e gustarsi l’esibizione del gruppo che era salito sul palco (un semplice rialzo dal pavimento).
Ma non solo: il repertorio della banda, un gruppo apuano che è abbastanza conosciuto in provincia, era di musica celtica e i titolari assicurano che la sala non era stata trasformata in una pista da ballo. Ma stavano semplicemente suonando. Insomma, una ricostruzione che va contro a quanto dichiarato dalla pattuglia del radiomobile dell’Arma che era intervenuta la sera del concerto.
Ieri era prevista la testimonianza di uno dei carabinieri che hanno firmato il rapporto che contesta il reato di «apertura abusiva di luoghi di pubblico spettacolo o intrattenimento», ma per motivi di salute il militare - che nel frattempo è stato trasferito a Roma - ha fatto sapere che non si sarebbe presentato. Facendo slittare l’udienza al 15 giugno. Siccome non è la prima giustificazione il giudice Elisabetta Congiusta ha chiesto al comandante del nucleo dove si trova adesso il militare se le sue condizioni sono tali da poter attendere ancora qualche settimana oppure se bisognerà rinunciare alla sua testimonianza. Eventualità che le difese vorrebbero evitare, dato che finora quello che hanno raccontato i componenti della pattuglia sono confuse e contraddittorie. «Stavano semplicemente facendo musica dal vivo, non c’era alcuna pista da ballo nel locale. Siamo convinti di poter dimostrare la nostra buona fede», ha detto l’avvocato Niccolini.
Quaranta giorni di attesa prima di tornare in aula per la discussione delle parti e conoscere la decisione del giudice Congiusta: quella serata celtica potrebbe costare una pesante ammenda al titolare e al gestore del pub. «Sarebbe una vera beffa, crediamo di poter dimostrare che quella sera non era successo nulla di diverso dalle altre volte. Un po’ di divertimento per i più giovani, nel rispetto della legge», chiosa Ricciardi. L’ultima parola spetta alla Congiusta il 15 giugno.
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