Il Tirreno

Rubano gli ex voto, un fedele regala il suo anello d’oro

Rubano gli ex voto, un fedele regala il suo anello d’oro

A Resceto una messa riparatrice dopo il furto in chiesa Il parroco: dobbiamo perdonare, siamo tutti peccatori

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MASSA. Nel cestino delle offerte c’è un anello d’oro. Qualcuno alla Madonna del Carmine vuole così bene che non riesce a vederla spogliata delle sua collane, degli anelli che ornavano le dita sue e quelle piccine del bambin Gesù.

A Resceto, proprio davanti al sagrato, tra i portoni di casa e i camini che fumano ancora, il parroco celebra una messa riparatrice: qualcuno ha forzato la porta della chiesa, chiusa e inagibile dopo il terremoto del 2013, e si è portato via tutti gli ex voto. Ecco allora che un fedele lascia scivolare un anello nel cestino. E alla fine della cerimonia, chi raccoglie le offerte e lo trova, lo consegna emozionato a don Ernesto Zucchini. Di rimetterlo alle mani sottili della Madonna non se la sente nessuno: troppa la paura che qualcuno ritorni per prendersi tutto. Così, davanti alla chiesa, si chiacchiera e si cerca la soluzione: qualcuno propone la casa sicura di un compaesano con tanto di cassaforte, qualcun altro pensa addirittura alla cassetta di sicurezza di una banca. Certo è che l’oro non vestirà più la statua in ceramica della Vergine, se non in un giorno speciale, quello del 16 luglio quando la Madonnina sfila per le strade del paese, in processione.

Una statua semplice con oltre tre secoli di storia, immagine perfetta di Resceto: un paese abbarbicato ai piedi della Tambura, genuino, ma ricco di identità. Terra di partigiani, ultimo baluardo durante la guerra, ultima presenza umana per le donne che percorrevano la via del sale. Un paese così non può non parlare di perdono. Lo fa dall’altare, con la voce commossa, Don Siro Tovani, prete di Resceto dal 1963 a qualche anno fa: «Il nostro faro sono le parole di Gesù sulla croce: Padre perdonali perché non sanno quello che fanno». L’introduzione alla messa di Don Ernesto è una riscoperta del Vangelo: «Il furto è stato un gesto grave, uno scempio: chi tocca una chiesa le tocca tutte, chi tocca un cristiano li tocca tutti. Un gesto cattivo, ma - e qui sta il messaggio - siamo tutti limitati, siamo tutti peccatori, non chiediamo vendetta, ma perdono e misericordia. Senza misericordia, saremmo vittime di una feroce violenza». Gesto «cattivo» ancor di più perché il ladro ha scelto e gli ex voto di poco valore, le coroncine della Vergine e di Gesù in alluminio sono finite gettate a terra. Valore solo materiale degli oggetti.

«La Madonna sopra quel ladro avrebbe potuto far cadere una tegola? - Don Zucchini pone la domanda che forse qualche fedele si è già posto - Non lo ha fatto. Perché appunto questo è il tempo della Misericordia. Per chi ha sbagliato chiediamo che impari a guardare le cose da un altro punto di vista, il punto di vista di Dio e del Vangelo».

Poi la frase più forte: «Spero che chi ha commesso il furto (non c’è stato sacrilegio - aggiunge - perché le ostie consacrate non c’erano) avesse fame, allora se un affamato ha mangiato, va bene. Rimane comunque il danno, noi siamo poveri e allungheremo la mano chiedendo umilmente l’elemosina. Se non avremo nulla, faremo con quello che abbiamo. Con l’immenso amore di Dio».

E un intero paese ascolta: parole di pacificazione, parole di accoglienza e perdono. E una speranza: quella che la chiesa possa riabbracciare i fedeli. «Servono 120.000 euro - spiega il parroco - per metterla in sicurezza». E Resceto ci spera perché un paese senza chiesa - praticanti o non praticanti - perde un pezzo di storia, è leso nella sua identità. E proprio questo è stato il furto: lesione di una comunità. (c.s.)

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