Il Tirreno

Sette mesi per cambiare un montascale

Sette mesi per cambiare un montascale

Serve ad un alunno di scuola media disabile: installato dopo solleciti della dirigenza scolastica

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CARRARA. Ci sono voluti sette mesi per cambiare un montascale che consentisse ad un ragazzino in carrozzella di fare alcune attività didattiche coi suoi compagni di classe. Come è suo diritto. Lui è un adolescente e frequenta una classe della scuola media Leopardi di Avenza. Siede su una carrozzella. Lo scorso anno, appena la dirigente Marta Castagna apprende, dalle iscrizioni, che il ragazzo avrebbe cominciato a studiare nella sua scuola, si mette in moto e informa gli uffici comunali che il montascale non funziona e che deve essere aggiustato: se prendiamo a riferimento questa prima segnalazione della preside, di mesi ne sono passati più di sette; ma lasciamo da parte lo zelo della dirigente e calcoliamo i tempi d’attesa da quando Luca comincia effettivamente a frequentare la Leopardi. Con lo squillo della prima campanella, la preside torna all’attacco degli uffici comunali; intanto si è mossa ancora una volta d’anticipo: per limitare il disagio, ha assegnato un’aula al piano terra alla classe del ragazzo. Il problema è che alcune attività didattiche – i laboratori di arte e di scienze – vengono svolte ad un piano rialzato e il giovane fin lì, con il montascale ko, non può proprio arrivarci; ironia della sorte, c’è un ascensore che arriva al primo piano, ma al mezzanino non si ferma.

La preside non molla e continua ad inviare agli uffici comunali un sollecito dopo l’altro: «Siamo venuti a sapere del problema al quarto sollecito della dirigente – dice Pier Angelo Tozzi, presidente della Consulta Disabilità del Comune – Ho segnalato il problema a voce e poi con una comunicazione, notando anche come Marta Castagna stesse seguendo la questione con perseveranza e senso del dovere». Sette mesi di attesa. Poi: «Il montascale è stato montato e funziona» informa Emma Cattani, vicepreside della Leopardi; è stato collaudato il 16 aprile. Dalla scuola non arriva nessuna polemica. Anzi, la docente vicaria parla richieste, altrettanto importanti (e forse anche più onerose) andate subito a buon fine: «Per l’allievo è stata attrezzata un’aula speciale – dice la vicepreside Cattani – Abbiamo richiesto che venisse ripristinata una stanza e ci hanno subito accontentato, è stato rifatto anche un bagno, così come, sempre su nostra richiesta, è stato immediatamente attrezzato un parcheggio e uno scivolo per disabili davanti a scuola. L’unica cosa che non è andata subito, è stato il montascale». Che per il ragazzo è fondamentale: mentre i suoi compagni salivano al piano rialzato per i laboratori, lui lavorava al piano terra. Non ha perso ore di didattica, ci assicurano dalla scuola: ma la questione è evidentemente un’altra. Perché sette mesi di tempo per rispondere ad una richiesta come questa? E se la preside non avesse così tanto insistito? Forse c’era intenzione di ripararlo e si sono attesi i pezzi di ricambio per poi rendersi conto che il montascale era talmente vecchio che i ricambi non si trovavano: tant’è che è stato messo nuovo.

«C’è una responsabilità senza dubbio politica – nota Tozzi – ma c’è da dire che spesso i rallentamenti si verificano nelle fasi intermedie. Il sindaco non può sapere tutto, sono piuttosto gli uffici comunali che devono velocizzarsi, collaborare e rendersi conto che queste richieste sono prioritarie, anzi, sono diritti riconosciuti. Ora è stato rimediato, ma si poteva fare prima».

Vuole metterla in positivo Tozzi, e conclude: «Sono disattenzioni, certamente – dice – ma spero che questi episodi servano per il futuro. Tra l’altro, il Comune ha l’obbligo di accantonare dagli introiti degli oneri di urbanizzazione il 10% per finanziare le spese che derivano dai lavori per l’eliminazione di barriere architettoniche».

Giovanna Mezzana

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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