Il Tirreno

I tesori apuani all'Expo di Milano

di Giovanna Mezzana
L'Alma Mater di Fausto Melotti all'Expo di Milano
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L'Alma Mater di Fausto Melotti all'Expo di Milano

Campeggia l'Alma Mater di Fausto Melotti e davanti a Eataly anche Le primavere di Patty Nicoli

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CARRARA. Forse ci voleva davvero un’esposizione universale per dare ai tesori apuani il risalto che meritano: all’expo di Milano c’è molto della lavorazione artistica carrarese. C’è l’Alma Mater, partita qualche giorno fa dagli Studi di Scultura Nicoli, opera mastodontica di Fausto Melotti che si porta dietro una storia incredibile; ma c’è anche “Le primavere corrono” della scultrice carrarese Patty Matilde Nicoli. Entrambe le sculture hanno un posto di prim’ordine: e questo è un riconoscimento di status alla Carrara-Città degli Artisti. Non solo: altri laboratori artistici locali invieranno opere-testimonianza del loro saper-fare per allestire un “Toscana Fuori Expo” alla fine di maggio.

La grande madre. Dov’è l’Alma Mater? È nell’Hortus, il grande giardino che si apre tra i due padiglioni Eataly, regno della creatura gastronomica (una filosofia del cibo prima che una catena di vendita) di Oscar Farinetti, attualmente considerato come uno dei più importanti imprenditori del Belpaese, sicuramente uno che fa bene al Made in Italy. Lui ha lasciato carta bianca a Vittorio Sgarbi che l’Alma Mater l’ha voluta là: al centro della scena de “Il Tesoro d’Italia”, la grande mostra curata dal critico d’arte ferrarese per celebrare i capolavori artistici italiani, da Giotto a Melotti.

 

«Si staglia nel bianco: è davvero una meraviglia – dice Francesca Nicoli, di ritorno da Milano dove per installarla con gruisti e addetti al posizionamento ha fatto le tre della notte – Finalmente prende aria…». E sì perché la Grande Madre (5,20 metri, 35 tonnellate di marmo), di cui Sgarbi ha parlato diffusamente anche la scorsa settimana a Virus su Rai2, è rimasta chiusa per settantacinque anni nei laboratori Nicoli. Opera di Melotti, grande maestro della scultura italiana, “La donna con bambino” era stata realizzata per valorizzare il piazzale dell’Archivio di Stato all’Eur, a Roma. Era la fine degli Anni Trenta, in pieno Regime, quando si disegnò il progetto che prevedeva non solo l’Alma Mater ma anche “L’uomo con il bastone”: quest’ultimo venne spedito a Roma nel ’43 – e si trova nel giardino del palazzo degli Uffici all’Eur, “quartiere” nato nel ’42 per l’Esposizione Universale – mentre la Grande Madre rimase a Carrara.

Che la sua prima uscita sia il trampolino di lancio per il ricongiungimento “familiare” che si attende da più di settant’anni? «Chi lo sa… è già un’ottima cosa che se ne parli» dice Francesca Nicoli che sarà prossimamente ospite ai Caffè dell’Hortus per presentare il suo libro “Fausto Melotti e l’esposizione universale di Roma” (2015, Gli Ori Editori); in concomitanza dell’Expo «a Carrara vedo molti segnali di dinamismo – dice la manager degli Studi Nicoli – che non si vedevano da tempo. Finalmente si vola alto, lasciandoci alle spalle polemiche e antagonismi».

Le primavere corrono. Siamo sul decumano (uno degli assi su cui è costruita l’intera struttura del sito espositivo) massimo: su di esso si affaccia la gran parte dei padiglioni nazionali. È qui che si vede l'elegante facciata dei padiglioni di Farinetti su cui si staglia l'opera di Patty Nicoli “Le primavere corrono”. Di fronte al padiglione gemello c'è un magnifico Vangi, degli anni migliori, un granito degli anni Ottanta con incastri polimaterici. Ad un’estremità dell’altro asse sorge Palazzo Italia – padiglione Italia – dove è collocata “Jennifer Statuario” di Vanessa Beecroft: anche quest’opera proviene dagli Studi Nicoli, così come una quarantina di ritratti realizzati nei materiali più ricercati e preziosi fra i lapidei in commercio.

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Toscana fuori Expo. Da Carrara partiranno, con destinazione l’Expo, altre testimonianze del primato che la Città ancora possiede nella lavorazione artistica: troveranno posto nel “Toscana Fuori Expo”, ai Chiostri dell’Umanità, uno spazio che la Regione Toscana si è accaparrata per mostrare il meglio della cultura, dell’enogastronomia e dell’offerta turistica regionale.

Anche Massa Carrara ci sarà; la Camera di Commercio apuana curerà l’aspetto enogastronomico, mentre l’Imm quello della lavorazione artistica (inclusa la spedizione delle opere). Dai laboratori Dino Felici, ad esempio, partirà un busto in statuario, una figura femminile “classica”, settecentesca. «Non potevamo non cogliere l’opportunità di questa vetrina mondiale – dice Mirko Felici – A Milano porteremo una serie di produzioni di artigianato artistico, figurativo, per mostrare cosa a Carrara sappiamo fare. Il modo migliore per far conoscere la materia prima che possediamo è mostrare cosa con il marmo si fa: e non solo pavimenti e rivestimenti. I laboratori artistici sono numericamente meno delle cave e muovono un business inferiore: è un dato di fatto, ma è come un elastico… i blocchi portano qualcosa all’arte e l’arte porta ai blocchi». Che l’Expo serva (anche) per ripensare in toto, e una volta per tutte, alla nostra filiera?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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