Il Tirreno

Giovane manager carrarese in Antartide

di Cinzia Carpita
Giovane manager carrarese in Antartide

Christian Visalli affermatosi nel lavoro all’estero: la mia avventura sotto i ghiacci

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CARRARA. Carraresi all’estero, tanti, e fra questi molti giovani che si affermano nel lavoro e coltivano el loro passioni. Come Christian Visalli, 30 anni, che da 5 anni sta a Città del Messico. Lui, figlio del maresciallo dei carabinieri Giovanni Visalli andato in pensione nel 2012 (gli ultimi anni di servizio alla stazione di Marina di Carrara), partì da Carrara già con un bagaglio di studi notevole.Una laurea in comunicazione sociale pubblica e di impresa, conseguita all’università di Pisa. Poi l’Erasmus in Portogallo, e infine altri studi conclusi a 24 anni a Londra.

Oggi Christian Visalli, che ha mantenuto forti i contatti con la famiglia e la sua Carrara dove periodicamente torna a trovare i tanti amici, vive a Città del Messico, e lavora per la Pernod Ricard come Global Brand Manager (Area Marketing) per una marca di Tequila che si chiama Olmeca. E’ soddisfatto. Oltre al lavoro, una passione grandissima per il mare e la vita subacquea. Tanto da avere partecipato di recente a una spedizione internazionale in Antartide.

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«La subacquea rappresenta la mi passione piú grande. Pratico questo sport da diversi anni e poter realizzare una serie di immersioni in Antartide è sempre stata una sfida e una motivazione. Per poter raggiungere il nostro obiettivo, insieme ad un gruppo di fotografi e cameramen subaquei, abbiamo iniziato a preparare questa spedizione due anni fa.L'obiettivo principale era di incontrare la foca leopardo (nome scientifico Hydrurga leptonyx) nel suo habitat naturale per poter realizzare una serie di foto e video subaquei. Questo animale é il predatore piú temibile del continente e puó arrivare ad una lunghezza di 3.5 metri e a pesare fino a 600 chili. Le probabilitá di incontrarla sono piú alte durante la fine dell'estate polare quando i Pinguini Gentoo e Adelaide hanno da poco dato alla luce i loro piccoli che sono l'alimento principale della foca leopardo».

La spedizione internazionale ha dovuto affrontare bassissime temperature, difficoltà logistiche e tecniche per poter nuotare in sicurezza in acque che raggiungono i meno due gradi centigradi. «Il gruppo – racconta Christina Visalli - é partito da Ushuaia, Terra del Fuoco la seconda settimana di marzo a bordo di una nave rompighiaccio e dopo tre giorni di navigazione nel canale di Drake, dove le onde raggiungono i 4 metri di altezza, siamo giunti alla penisola antartica. Da lì siamo riusciti a realizzare diverse immersioni ed escursioni a terra prima di giungere e sorpassare il circolo polare antartico. Lì abbiamo avuto la fortuna di avere diversi incontri ravvicinati sott'acqua e in superficie con il predatore e allo stesso tempo avere il privilegio di osservare diversi tipi di foche, pinguini, balene e i giganteschi Iceberg. Dopo due settimane siamo ritornati ad Ushuaia».

L'antartide, é considerato come "l'Everest" dei subacquei. «Siamo passati attraverso un periodo di addestramento che ci ha permesso di affrontare le sfide tecniche, fisiche e logistice per poter riuscire a immergerci con sicurezza in queste acque. L'alta concentrazione salina di questi mari permette di superare la soglia di congelamento degli 0° abituali. Dipendendo dalle condizioni e dal tipo di animali presenti, siamo entrati in acqua sia con le bombole che con lo snorkel visto che correvamo il rischio di disturbarli e spaventarli. Come subacqueo, la prioritá e sempre la salvaguardia e il rispetto per l'ahabitat e i suoi abitanti. La sensazione dell'acqua a queste temperature si riassume a una perdita di sensibilitá iniziale che dopo alcuni minuti si trasforma in dolore alle estremitá. Siamo rimasti in ogni immersione circa 30/40 minuti massimo. Passato questo tempo il rischio di ipotermia aumenta considerabilmente. Le immersioni si realizzavano usando una muta stagna e speciali erogatori disegnati per resistere a queste temperature senza congelarsi».

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