Attenzione
Muore in bicicletta travolto da un’auto
La vittima è Salvatore Tosi, 92 anni, celebre in città per i suoi tuffi dal pontile per Capodanno. sotto choc la donna che l’ha investito
MASSA. È morto Salvatore Tosi, 92 anni, celebre in città per i suoi tuffi dal pontile di Marina: ogni primo gennaio, per tantissimi anni, fino a qualche anno fa. È morto in un incidente stradale: travolto da un’auto sul viale della Repubblica mentre in sella alla sua bicicletta rossa, ieri mattina alle 8,30, stava andando a vedere il mare.
Secondo una prima ricostruzione della Polizia stradale, l’auto avrebbe colpito la ruota posteriore della bicicletta di Tosi, che ha sbattuto la testa contro il parabrezza ed è poi rovinato a terra: un tamponamento. Per l’ultranovantenne non c’è stato nulla da fare. Le cause dell’incidente sono al vaglio degli inquirenti; la donna che guidava l’auto, invece, è ancora sotto shock, e prima di essere trasportata al pronto soccorso non ha saputo dare spiegazioni su quello che era accaduto.
Era una giornata abbastanza limpida, per strada non c’era quasi nessuno, dicono i testimoni, per lo più clienti dell’elettrauto e gommista di viale della Repubblica, davanti alla cui officina è accaduto l’incidente. Probabilmente si è trattato di una fatale distrazione. In pochi minuti sul posto sono arrivati i parenti dell’uomo, i tre figli, Giuseppino, Angelo e Rodolfo e anche i nipoti tra cui Aldo Bugliani, padre di Giacomo Bugliani, molto legati alla figura di questo zio, così in gamba e forte, fino alla fine dei suoi giorni.
La città di Massa lo ricorda perché dagli anni Cinquanta in poi e fino a poco tempo fa, Tosi salutava l’anno nuovo con un tuffo acrobatico dal pontile di Marina e, quando riemergeva, faceva con la mano il segnale “ok”, per far capire che, nonostante l’acqua gelida, era andato tutto bene. A vedere il suo tuffo, anche dopo gli ottant’anni suonati, arrivavano da tutta la Versilia, e fu per questo che Tosi decise di ricavare dalla sua esibizione qualche offerta, che poi devolveva agli istituti di carità di Massa, o per i bambini malati di Aids in Africa.
Originario di Alghero, era un sub di grande esperienza; per una vita si è allenato con costanza e dedizione. Andava a correre, teneva la pressione sotto controllo, non fumava, non beveva alcolici, era sano come un pesce; smise di tuffarsi poco prima della morte della moglie, ad 85 anni, ma non cessò mai di tenersi in forma, attivo fino alla fine, fisicamente e mentalmente. Ogni mattina saliva sulla sua bicicletta, dopo aver fatto colazione, e partiva per sbrigare piccole commissioni e per andare a vedere il mare, uno dei suoi grandi amori.
«Ha fatto così anche ieri- ci racconta il figlio Giuseppino-; dopo la morte di mia madre lui viveva a casa con la mia famiglia; abbiamo preso il caffè insieme, ci siamo salutati, lui è uscito con la bici. Però il mare ieri non l’ha visto. Credo che mio padre potesse morire solo così, sulla sua bicicletta, a pochi metri dal mare».
La vita di Tosi è stata anche una grande avventura: sommergibilista, caporale scelto e timoniere dello storico Settembrini, il sommergibile che nel 1944 fu accidentalmente speronato dagli americani, affondando nell’Atlantico e di cui si contarono solo sette superstiti. Uno di questi era lui. I libri di storia e la Marina Militare italiana ricordano anche il tenente di vascello Aredio Galzigna, famoso per l’attacco che subì il suo sommergibile Reginaldo Giuliani nel 1942; Silvano Tosi in quelle pagine di storia non c’è, ma fu lui a salvare la vita a Galzigna, come ricorda il figlio Giuseppino, trascinandolo in salvo dall’acqua a nuoto, mentre il sommergibile si squarciava. Quell’atto eroico e i grandi meriti che aveva accumulato durante la seconda guerra mondiale, gli permisero di essere assunto all’ Olivetti negli anni Cinquanta, in una città, Massa, che provava a rialzare la testa dopo quei tristi periodi bui.
Una delle nipoti, Evelyn, lo ricorda piangendo: «Gli mando un bacio grande, ovunque lui sia adesso».
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