Il Tirreno

«Marmo, bisogna voltare pagina»

di Cinzia Chiappini

I sindacati chiedono al sindaco di riattivare il tavolo per superare la fase conflittuale e gestire la nuova legge regionale

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CARRARA. Riaprire il tavolo del marmo per superare la conflittualità tra istituzioni e aziende sulle nuove norme e dare maggiori garanzie ai lavoratori del settore: lo hanno chiesto i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil durante un incontro sul nuovo Regolamento degli Agri con l'amministrazione carrarese. Faccia a faccia tra i vertici dell'amministrazione carrarese e i sindacati sulle nuove “regole” del pianeta lapideo.

Ieri mattina il sindaco Angelo Zubbani, il vicesindaco con delega al marmo Andrea Vannucci e il dirigente del settore lapideo Marco Tonelli hanno incontrato i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil e i rappresentanti delle categorie, Fillea, Filca e Feneal. Sul tavolo la nuova legge regionale sulle Attività Minerarie ma soprattutto il Regolamento degli Agri Marmiferi che il municipio dovrà completare nel giro di sei mesi.

Ed è proprio su questo che i sindacati vogliono portare il loro contributo, per tutelare l'occupazione ma non solo. L'idea dei confederali è che, partendo proprio dal rinnovamento delle norme, si possa migliorare l'intero comparto in termini di distribuzione della ricchezza prodotta, tutela dell'ambiente e sicurezza. La filiera corta e il contingentamento dell'escavazione – hanno spiegato Paolo Gozzani, Franco Borghini e Andrea Figaia – sono provvedimenti che possono davvero far fare un salto di qualità al comparto. «Facciamo un Regolamento “concertato”» hanno detto i sindacati, che hanno chiesto al sindaco Zubbani di aprire, o forse sarebbe meglio dire riaprire, il tavolo del marmo: «Istituzioni, aziende e sindacati devono tornare a confrontarsi e superare questa fase di conflittualità che non ha giovato a nessuno» hanno detto i confederali ammettendo che con la nuova Legge Regionale, le nostre istituzioni hanno dovuto lasciare un “pezzo di sovranità” all'amministrazione toscana.

«Tutta colpa – si fa per dire – dei Beni Estimati che hanno monopolizzato il dibattito», hanno spiegato Gozzani, Borghini e Figaia sottolineando che adesso si deve guardare oltre e che, il compito di sciogliere quel nodo, non spetta certo ai sindacati. Il punto di partenza, hanno detto i segretari, deve essere un nuovo “accordo di programma” che in linea con lo spirito della legge regionale, venga recepito dal Regolamento degli Agri, mettendo sotto i riflettori i temi più prettamente legati al lavoro, a partire dall'introduzione di una serie di garanzie per dipendenti di quelle cave le cui concessioni passeranno da un titolare a un altro.

Ma per quanto possa sembrare strano i sindacati pensano anche alle aziende che, con le nuove norme, dovranno affrontare gare pubbliche per aggiudicarsi le concessioni: «Dobbiamo dare agli imprenditori la possibilità di investire in sicurezza, per dare continuità e spiragli alle loro attività e dunque garantire occupazione» hanno sottolineato i Gozzani, Borghini e Figaia, smentendo che i sindacati vogliano far guerra alle aziende ma affermando l'intenzione di «rafforzarle per aumentare e tutelare i posti di lavoro».

Di qui l'impegno delle parti sociali a «essere vigili» per capire quali aziende fanno davvero la produzione in loco e meritino dunque di essere premiate – con il “prolungamento” della scadenza della concessione – e quali no. «Sediamoci a un tavolo e parliamone tutti insieme» hanno proposto i sindacati al sindaco Zubbani che però, solo ieri, dal consiglio comunale aveva tuonato contro quegli imprenditori – e sono numerosi – che a colpi di ricorsi tentano di scardinare il sistema dei pagamenti.

Chissà se al nuovo tavolo del marmo ci sarà posto anche per loro.

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