Il Tirreno

Cave, controlli dell'Arpat scoprono irregolarità

Nel mirino la gestione degli scarichi e la tenuta dei registri

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CARRARA. L’Arpat fa il punto sull’attività del 2014 nelle cave apuane, dei dipartimenti dell’Agenzia di Lucca e Massa Carrara. Ha svolto anche attività di Supporto Tecnico agli enti per: procedimenti di Via (valutazione impatto ambientale) per i piani di coltivazione nelle aree contigue del Parco delle Apuane; procedimenti di assoggettabilità a Via dei piani di coltivazione in altre aree; procedimento di autorizzazione alle emissioni diffuse; procedimenti di gestione delle acque meteoriche dilavanti e di lavorazione ed eventuale autorizzazione allo scarico.

Nel 2014 l’Arpat di Massa Carrara ha espresso il proprio parere riguardo a 63 procedimenti (dei quali 56 conclusi e 7 per i quali il procedimento è attualmente interrotto), il Dipartimento di Lucca ha fornito il suo contributo in 70 procedimenti (dei quali 63 conclusi).

«Spesso le informazioni riportate dei documenti presentati dai proponenti non consentono di comprendere chiaramente se la normativa di settore viene rispettata, non contengono tutti gli elaborati richiesti o addirittura vi sono elementi in contrasto con la normativa. D'altra parte va riconosciuto che la normativa, sui materiali da scavo, è stata modificata più volte (e sono previste ulteriori modifiche), rendendo difficile il compito sia dell'Agenzia che dei consulenti delle aziende».

Nel 2014 sono stati effettuati 8 controlli dal Dipartimento di Massa Carrara ed altrettanti da quello di Lucca. Delle 16 cave controllate, in 5 casi non sono state rilevate irregolarità di competenza dell'Agenzia. In 5 situazioni è stata accertata la non corretta gestione del registro di carico e scarico dei rifiuti, ed in 7 casi irregolarità sempre nella gestione dei rifiuti (smaltimento marmettola e fanghi, abbandono rifiuti in aree limitrofe, utilizzo di trasportatori non autorizzati per lo smaltimento dei rifiuti).

I controlli sono complicati dal fatto che ci sono aree di attività in continuo cambiamento per gli spostamenti del fronte di coltivazione. Spesso sono state rlevate irregolarità nella gestione delle acque di lavorazione «per la mancanza di raccolta delle acque a piè di taglio, per l'assenza o il mancato utilizzo degli impianti di depurazione, per la presenza di fango in tutta l'area di cava in inverno o di polvere in estate, nonostante che i piani di gestione delle acque meteoriche approvati prevedano che i piazzali siano mantenuti puliti». Arpat sottolinea che nel territorio provinciale ci sono sorgenti per uso potabile. Altri impatti ambientali rilevati: la mancata bonifica dei suoli in conseguenza di piccoli versamenti accidentali di sostanze oleose dai mezzi meccanici o dai depositi; l'abbandono di macchinari in disuso; l'abbandono di rifiuti in cave dismesse in aree limitrofe a cave attive. Infine, «non è facile poter verificare i quantitativi di marmettola effettivamente prodotti e quindi possono sfuggire al controllo eventuali smaltimenti irregolari».

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