Il Tirreno

Pronto dopo venti anni il Tecchiaiolo

Lo scultore Luciano Monfroni racconta la storia del monumento che sarà posto all’ingresso della città

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CARRARA. Il Tecchiaiolo è pronto. Finito. Rischiava di essere una grande opera incompiuta e invece lo scultore Luciano Monfroni è riuscito a tirarlo fuori del tutto da quel blocco di marmo bianco che arrivava dalla cava del Polvaccio. È quasi storia: ci sono voluti venti anni per terminare l’opera, ma non per colpa del maestro scalpellino. È una lunga vicenda quella del Tecchiaiolo che verrà installato all’imbocco della città a dare il benvenuto ai turisti. Più precisamente, nel punto in cui nel 2007 venne collocato un grosso David in vetroresina per brindare alla fine dei lavori di ristrutturazione della piazza Beato Tenderini, la piazzetta-spartitraffico di varco al centro.

Quando? C’è una data ufficiosa: il 16 giugno, giorno in cui Carrara festeggia il suo patrono, San Ceccardo.

La triade. A Marina c’è il monumento al Buscaiol di Felice Vatteroni, inaugurato nel dicembre 1980, A Colonnata, il Cristo dei Cavatori di Alberto Sparapani. Ebbene, il Tecchiaiolo, simbolo per antonomasia del lavoro nelle Apuane, sarebbe dovuto essere il terzo elemento di una triade di opere significanti per la città. Si è sempre detto che – una volta terminato – sarebbe stato posto in un luogo non qualunque. E fino a poco tempo fa il problema non si era posto perché la scultura alta cinque metri, era incompiuta.

Il sogno di Pandolfi. L’idea di un monumento al Tecchiaiolo era stata di Domenico Pandolfi, ingegnere carrarese molto noto e amante dell’arte, che si era invaghito di un bozzetto realizzato dall’amico scultore Monfroni e che rappresentava, appunto, la mitica figura di cava. Erano gli anni Novanta. L’ingegnere si mise in moto, diede vita ad un comitato cittadino che andasse a caccia di fondi per realizzare il progetto. Franco Barattini donò il blocco. Monfroni si mise a scolpirlo. Ad un certo punto però si bloccò tutto: non c’erano soldi a sufficienza né per il basamento né per collocare la statua. E il Tecchiaiolo, abbozzato , smodellato, rimase lì. Per circa un ventennio.

Torna in auge. Ad agosto fu Monfroni stesso (che per venti anni si è logorato all’idea del sogno infranto dell’amico e al pensiero di quei carraresi che si erano messi le mani in tasca) a dire che il progetto è tornato in auge: «Grazie all’interessamento della cooperativa Canalgrande e di cittadini sensibili alla causa – aveva rivelato – si sono trovati fondi freschi». È fine estate e Monfroni, con l’aiuto del figlio Michele, si rimette a scolpire; questa volta è animato anche dalla certezza che l’opera, appena pronta, verrà collocata, come attesta una delibera della Giunta comunale.

Opera finita. Ora il lavoro è finito. «Me la sono presa con calma – dice Monfroni – perché si parlava dell’ipotesi di non installarlo subito ma di inviarlo all’Expo. Se sarà inviato o meno non importa: l’importante è esserci arrivati in fondo perché questo è un lavoro per i carraresi». Sì, è riuscito nell’intento. «Ma voi non sapete quante volte sono stati messi i bastoni tra le ruote…!». Insomma, la storia del Tecchiaiolo, più che una vicenda, è una tregenda. Monfroni guarda avanti: «Ho già trovato la ditta, la Vernazza di Colonnata, che si occuperà dello scavo – dice – A vedere il Tecchiaiolo sono venuti gli assessori Giovanna Bernardini e Fabio Traversi e Dino Sodini presidente della Camera di Commercio. È piaciuta molto a tutti e non era ancora finita». Chi abita nelle vicinanze di piazza Tenderini plaude alla futuribile installazione: forse almeno in quell’occasione la piazzetta, prima ristrutturata, poi inaugurata con il botto e poi abbandonata alla noncuranza – verrà ripulita.

Giovanna Mezzana

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