Il Tirreno

Niente peculato al direttore del carcere

di Danilo D’Anna
Niente peculato al direttore del carcere

Ridotta in Appello a cinque anni e tre mesi la pena per Iodice: non ci fu corruzione nella gara per la rotatoria interna

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GENOVA. Ridotta la pena all'ex direttore del carcere di Massa, Salvatore Iodice, a processo per l'appaltopoli nella casa circondariale di via Pellegrini. Iodice in appello è stato condannato a cinque anni e tre mesi dalla corte di Genova presieduta dal giudice Odero.

In primo grado al Tribunale di Massa invece era stato condannato a sei anni, con l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Confermate le pene per gli altri due impuati: Stefano Tendola, ex geometra del provveditorato alle opere pubbliche, e Salvatore Cantone, ex contabile della casa circondariale; il primo due anni (e uno di interdizione dai pubblici uffici), l’altro 18 mesi (e stessa durata di interdizione). Nonostante la riduzione minima della pena (nove mesi) il collegio ha praticamente dimezzato le contestazioni che l'accusa – rappresentata dal sostituto procuratore Rossella Soffio, che ha seguito il procedimento nei due gradi di giudizio – muoveva nei confronti di Iodice.

Facendo sparire la corruzione nella gara di appalto della rotatoria (l'opera realizzata all'interno del carcere per risolvere un problema viario davanti al cancello di uscita), la truffa relativa all'ingaggio dell'imprenditrice Morgana Martelli per lo svolgimento di alcuni corsi per i detenuti e soprattutto il peculato dovuto all'utilizzo dell'auto di servizio per scopi personali.

Un colpo di mannaia a quanto ricostruito dalla procura e dalla squadra mobile. Per certi aspetti anche sconcertante, dato che per i lavori alla rotonda è stato condannato (con la conferma della cassazione) l'imprenditore che li ha eseguiti: Prospero Santacroce. E la corruzione era stata ravvisata nel restyling che lo stesso Santacroce aveva fatto alla villa dell'ex direttore del carcere «per riconoscenza», secondo gli inquirenti.

Per il collegio della corte di appello di Genova, che ha accolto la tesi dell'avvocato Riccardo Balatri, la ristrutturazione dell'immobile Iodice l'ha pagata di tasca sua, senza far pesare la sua posizione.

Restano due corruzioni, però, e per questo la pena è comunque importante: nell'appalto della gara dei fari (importo gonfiato secondo i consulenti dell'accusa) e in quello per la realizzazione del giardino messo a disposizione dei reclusi.

Contestazioni che saranno oggetto nel ricorso in Cassazione che i tre imputati sono pronti a presentare non appena, tra sessanta giorni, verranno rese note le motivazioni della sentenza. In attesa di capire perché Odero e i suoi colleghi hanno deciso in questo senso però fa clamore l'assoluzione, per non aver commesso il fatto, di Iodice dal reato di truffa.

Tutto nasce da un curriculum falso che l'imprenditrice Martelli aveva presentato per farsi assegnare un corso di cucito che ha tenuto all'interno del carcere: la procura di Massa aveva sostenuto, convincendo il collegio del primo grado, che era stato il direttore a convincere la donna a scrivere competenze che in realtà lei non possedeva.

Balatri invece ha dimostrato che il suo assistito era stato il primo a essere stato raggirato da quella attestazione mendace: la Martelli aveva presentato il medesimo curriculum (con tanto di perizia informatica) anche in Provincia. Un anno prima di usarlo per strappare quelle lezioni che avevano il compito di formare i detenuti preparandoli alla vita fuori dalla prigione.

Mediaticamente la vicenda aveva suscitato clamore per la relazione che Iodice aveva con la donna. La sentenza di Genova dice che il direttore non l'ha favorita.

Ma dice un'altra cosa che smonta un'altra contestazione che l'ex direttore ha sempre ritenuto essere infamante: il peculato. Reato che nasceva dall'utilizzo dell'auto di servizio per scopi personali.

In pratica Iodice si era fatto accompagnare a casa abusando del suo ruolo. Anche qui la difesa di Balatri è stata sempre feroce nel sostenere che quei due viaggi in realtà non erano altro che il termine di viaggi che l'ex responsabile aveva fatto per motivi istituzionali (aveva partecipato a convegni fuori regione).

In primo grado aveva vinto il sostituto procuratore Soffio, visto che il collegio aveva ritenuto la condotta da condannare. A Genova le cose sono andate nella direzione opposta, ovvero non è stato ravvisato il peculato. Gli altri due imputati, Cantone e Tendola, invece non hanno ottenuto alcuno sconto. La pena dell'ex contabile del carcere era stata impugnata da accusa e difesa, quella di Tendola solo dalla sua difesa (il pm aveva ritenuto congrua la condanna del tribunale di Massa). L'ex geometra del provveditorato delle opere pubbliche prima che il collegio si ritirasse in camera di consiglio (la decisione è stata presa dopo due ore e mezza) aveva chiesto la parola, spiegando ai giudici perché doveva essere assolto: «Non ho mai favorito imprenditori amici miei, e credetemi in trentanni di onorato servizio ne ho conosciuti parecchi. Mi è stata contestata la somma urgenza, ma nella mia condotta non c'era niente di irregolare. E' la legge a dirlo, non io». Ci ha sperato nell'assoluzione, ma per lui è arrivata un'altra volta la condanna. «Non mollo, ricorriamo in cassazione. Prima o poi mi daranno ragione perché sono sicuro della mia innocenza».

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