Il Tirreno

il degrado

Macerie e tanti rovi a Villa Irene a Ronchi

Chiara Sillicani
La hall di Villa Irene a Ronchi
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La hall di Villa Irene a Ronchi

In totale abbandono l'albergo in cui hanno alloggiato gli intellettuali del Novecento

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MASSA. Si chiamava “da Catè” perchè la Catè era la proprietaria: vino di quello buono, cibo genuino.
Alla tavola della Catè (poi diventata la Pergola), in via Verdi, hanno mangiato Calamendrei, Maccari, Pannunzio, Ungaretti, Bobbio, Guttuso. Ora lì cè una rta. Bandiera di quel passato letterario di Ronchi, di quella storia di artisti che passeggiano tra i pini e le dune, è stata per decenni Villa Irene. Gioiello architettonico, immersa nel verde, in una stradina lunga e stretta che - non a caso - si chiama via delle Macchie, è stata il salotto dell’intellighenzia italiana. Alexandre De Guttry, esule polacco, già alla corte dello zar di Russia, la comprò per la moglie e come la moglie volle chiamarla: Irene, appunto. Fin dai primissimi anni ’30, la villa è un albergo raffinato, elegantissimo, luogo in cui immergersi nella riflessione, nelle chiacchierate letterarie. Ci sono poeti, artisti, una borghesia industriale emergente.

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Un corpo principale, quello dell’edificio storico, le depandance, la piscina, i campi da tennis, il silenzio e il profumo di resina. La Villa, prima in provincia, si conquista la quarta stella e rimane la signora del litorale per decenni.
I tempi cambiano: gli intellettuali a Ronchi non ci sono più, non c’è più neppure la Catè e non ci sono le dune. Dal 2002 alla Provincia non arrivano le comunicazioni prezzi, l’hotel chiude i battenti. E adesso vive nel totale degrado: completamente fatiscenti gli edifici. Soffitto crollato, vetri in frantumi, una vecchia scarpa a fare capolino da un cumulo di macerie in quella che deve essere stata una hall. La piscina è irraggiungibile: i rovi impediscono anche di vederla. C’è chi dorme - o ha dormito - nella depandance: il cancello di ingresso è aperto, entrare è un gioco da ragazzi. E per qualcuno un tetto sulla testa, seppur tra l’incuria, è un lusso. I campi da tennis sono terreno per le erbacce. Un parco immenso diventato giungla. A ricordare il passato solo il cartello: “Villa Irene. Piscina riscaldata e campi da tennis”. Eppure su quel gioiello (aveva anche uno stabilimento balneare) negli anni ’80 puntò gli occhi persino il club Med.

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