Il dolore
Addio cari turisti, l’albergo è chiuso e pure pericolante
Un viaggio tra i tanti hotel abbandonati da anni. Porte murate, erba alta, incuria e rischio di crolli
MASSA.Tra i pini umidi di Villa Irene, nel cuore di una Ronchi chic e letteraria. Lungo via Verona, nella più popolare Marina, dove ogni passo t’imbattevi in una pensione. Su viale Roma dove un hotel se l’è comprato pure la Parmalat. Lì gli anni ’60 sono passati davvero e hanno lasciato la scia: gli artisti, i poeti, una borghesia colta e raffinata che sceglieva il silenzio della pineta ronchesina; le famiglie operaie del nord che tiravano la cinghia per tutto l’anno e l’estate si concedevano una vacanzina al mare. A Massa. Poi la pacifica invasione tedesca negli anni’70 e oltre 140 hotel con il tutto esaurito da giugno a settembre: oltre 7.000 posti letto. Glorie del passato.
Adesso del ruggito degli anni’60 e degli “invasori” teutonici non c’è più nulla. E non ci sono più gli alberghi: sul litorale ne rimangono una settantina. Tanti sono rinati a nuova identità: residenze turistico-alberghiere, case, casette, miniappartamenti. Tanti, invece, sono rimasti lì, in cerca di identità: chiusi, porte murate, qualche impalcatura traballante. Monumento - decadente - di quando il turismo la faceva da padrone.
Decine di strutture abbandonate. Nel cuore di Marina, tra le pinete di Ronchi: anti- economico tenere aperto, troppi soldi per rimettere a nuovo. Così dove un tempo si faceva turismo, dove si aprivano le porte scorrevoli di fronte ad un via vai di bagagli e villeggianti, adesso c’è solo incuria.
Un viaggio nel passato e nel degrado in cui ci accompagnano Claudio Lotto e Umberto Sarto, presidente e segretario di Confimprese. Un viaggio che parte da via delle Pinete, a due passi dal cuore pulsante di Marina. Lì c’è - o meglio c’era- il due stelle L’Eucalipto, figlio degli anni’60. Lo gestiva una famiglia massese che da 5 anni ha rinunciato a vivere di turismo. Tutto abbandonato, compresa la spaghetteria al piano terra. Un po’ di muffa agli angoli dello stabile e recinzione ingrigita. Facciamo qualche metro, in direzione piazza Betti, e in via Colombo ci imbattiamo nel“ricordo” della pensione Ketty (prima Cristallo): piccola, riservata, con tanto di giardinetto e a due passi da mare e centro, eppure chiusa da quasi un decennio. Lo stabile ha ospitato una casa d’aste e un ristorante. Poi nulla. Solo i segni del tempo e l’erba troppo cresciuta. Cinque anni fa si è arreso anche l’Hotel Columbia, tre stelle: porte a vetro chiuse proprio sulla via e intonaco che se ne va.
Se la passa peggio La Fiorentina, storico due stelle, sorto negli anni’60 su via San Leonardo: «Da tempo - spiega Lotto - è circondata da impalcature arrugginite. Ho chiesto al sindaco di farle sostituire con cartelli che ritraggano le bellezze apuane». Da tre anni ha chiuso i battenti anche il gioiello di piazza Betti, l’Hotel Milano: architettura liberty, dagli anni’ 50 ha accolto i turisti. Adesso è in pensione: sbirci dalla porta a vetro e scopri che il tempo si è fermato. La reception, i documenti caduti a terra, il bar, le bottiglie di liquore. Le tazzine. Ma i turisti, quelli no. Deve essere stata una bomboniera Villa Carla sul lungomare: una quindicina di camere, odore di salsedine, giardino, riservatezza. Un tre stelle d’atmosfera. Chiuso.
In via Zolezzi, i cartelli si contraddicono: uno ti annuncia che sei arrivato all’Hotel Bellamarina, un altro, affisso all’edificio, ti informa che lo stabile è pericolante e ti invita a fare attenzione. Sei a due passi dalla chiesa dei Servi di Maria, nel cuore di Marina: a piano terra hanno fissato una rete metallica alle finestre. Qualcuno ha spaccato i vetri, ha tentato di entrare e di trovare riparo in quell’edificio, nato per accogliere gente. Qualche metro e ti imbatti in quello che è stato il Divino pub, anche lì - a completare il quadro - incuria e degrado. Lungo viale Roma, tra il verde, fanno capolino le mura spoglie di quello che fu l’hotel Garden, di proprietà del gruppo Parmalat: finestre murate, porte murate. Lì, 35 camere e tre stelle, arrivarono i primi turisti russi.Ora solo cemento ed erba alta.
Un viaggio nel passato e - dicevamo - nel degrado, un viaggio alla ricerca dell’identità perché è di questo - spiega Claudio Lotto - che si tratta: «Serve una scelta politica forte, se si creano le condizioni minime per fare turismo, allora possono arrivare gli investitori, altrimenti, complici la selva burocratica e la crisi, nessuno si farà carico di recuperare le strutture abbandonate». Senza dimenticare che in ballo c’è la definizione di nuovi strumenti urbanistici. Ma come si garantiscono quelle condizioni minime? Lotto una risposta ce l’ha: «È creando una città a misura di massese, che si crea una città a misura di turista». E di albergatore.
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