Il dolore
Spari ai Poggi, c’è un video Il cerchio adesso si stringe
Nel filmato si vedono due auto che viaggiano a forte velocità come se fuggissero La squadra mobile punta su una decina di nomi per trovare i responsabili
MASSA. Quegli spari sono figli della guerra tra bande. È questa la pista che stanno privilegiando procura e squadra mobile, ma al momento non si può dirlo con certezza. E così delle ultime intimidazioni ai Poggi e in via dei Mori se ne sta occupando il sostituto procuratore Alberto Dello Iacono. «Ma è chiaro che guardiamo a 360 gradi e siamo pronti a mettere tutto insieme non appena troveremo le prove che stiamo cercando», dice il procuratore capo Aldo Giubilaro prima di infilarsi in prefettura per il comitato di sicurezza straordinario convocato dal rappresentante delo governo.
Gli inquirenti hanno già un quadro preciso di quello che è accaduto in queste due settimane. E sanno anche chi sono le persone che hanno premuto il grilletto. O meglio non sanno chi è stato ma sanno dove si trova. Una decina di nominativi conosciuti dalle forze dell’ordine, tra questi ci sono gli esecutori materiali della faida. Esecutori materiali perché è stato escluso che siano state assoldate persone non massesi. E questo fa capire che la squadra mobile qualcosa in mano lo ha e deve essere anche sostanziosa. In queste settimane gli uomini di Antonio Dulvi Corcione si sono concentrati sulle telecamere disseminate sul territorio: non tutte sono funzionanti quindi non è stato possibile trovare il momento dell’esplosione dei colpi, o quantomeno quello immediatamente successivo. Però si vedono delle auto che procedono a velocità sostenuta, come se stessero scappando. Ed è la sera del 12 aprile, quando è stata presa di mira la casa del pregiudicato.
Al momento l’inchiesta prosegue con il silenziatore perché in questa fase occorre trovare il movente di questo regolamento di conti: che per gli inquirenti c’entra solo marginalmente con il processo che vede alla sbarra Andrea Mazzi per l’omicidio di Andrea Fruzzetti ed Enrico Baria. Il collegamento c’è perché le persone sono le stesse che sono indagate per le risse e che sfileranno in aula per testimoniare. Il vero motivo è il mercato della droga, poca cocaina e tanta marjiuana. Può sembrare assurdo ma è così: quello che all’inizio sembrava un gioco per ragazzi duri adesso è una faida che rischia di lasciare per terra altri morti. E per questo l’indagine prosegue a spron battuto.
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