Attenzione
Scattina: una commissione d’inchiesta
La richiesta del consigliere di opposizione: «Morosità fisiologica? Bisogna vederci chiaro»
CARRARA. «Bisogna istituire una commissione d’inchiesta sul marmo»: non ha dubbi il consigliere comunale Giuseppe Scattina, dalla fine di gennaio all’opposizione (adesso è l’unico componente del gruppo misto).
Una conclusione a cui giunge al termine di una articolata riflessione, in cui ripercorre anche le ultime novità del pianeta lapideo, comprese ovviamente le forti perplessità dei revisori dei conti. «Direi che tra i difetti maggiori dell’amministrazione comunale di Carrara - scrive Scattina - ci siano la negazione a priori dell’evidenza e l’insofferenza supponente per ogni critica. Chi critica, per sindaco e giunta, non sa, non capisce, è prevenuto e incompetente». E aggiunge: «Gli esempi dei “beni estimati”, delle concessioni, della valutazione cava per cava del valore medio dell’escavato, del regolamento degli agri, dimostrano senza ombra di dubbio, che siamo di fronte a un’amministrazione inefficiente e inutile che ha aspettato la legge regionale per trovare il coraggio, spero, di mettere mano al riordino del settore marmo. Più di un anno fa denunciai che i canoni stabiliti dal Comune, cava per cava, sulla base di presunte medie dell’escavato, sottostimavano il valore e la quantità della produzione marmifera. In altre parole, i produttori pagavano meno di quanto avrebbero dovuto e potuto pagare. Raffrontando i dati ufficiali, certamente parziali e confusi, sulla produzione e i dati altrettanto parziali e confusi sull’esportazione è diventato inevitabile il sospetto che una buona parte del marmo venisse trasportato in loco senza registrazioni e venduto all’estero parzialmente al nero. Allora ci furono le facili e supponenti ironie da parte del Sindaco che mi accusò di non possedere conoscenze del settore e di aver fatto affermazioni e ipotesi infondate: ecco le parole del sindaco: “È pressoché impossibile eludere il passaggio dalle pese in quanto viene accertato in tempo reale, grazie ad un apposito impianto di telecamere collegato alla centrale operativa della Polizia Municipale ed agli uffici delle pese”. Infatti - prosegue - pochi giorni dopo queste avventate affermazioni del Sindaco, venne scoperto che almeno a una pesa c’era un corrotto che faceva passare blocchi di marmo come terre o scaglie. Il meccanismo di evasione era tra quelli che avevo ipotizzato e non è detto che non sia stato utilizzato in altre occasioni. Poco dopo la magistratura ha aperto inchieste sia sulla sottostima dei canoni imposti dal comune alle singole cave sia sulle esportazioni in nero. Si trattava da parte mia non di scienza infusa, ma di semplici ricerche e considerazioni sui dati ufficiali (sempre parziali, confusi e incompleti, come ho già detto) e di indagini tra i produttori, molti dei quali sostengono sia impossibile esportare marmo in alcuni mercati esteri, senza ricorrere a pagamenti in nero».
Aggiunge Scattina: «La Corte dei conti regionale ha contestato gravi irregolarità che non è il caso di analizzare in questo momento, perchè mi interessa invece parlare di marmo. Parto piuttosto dalla relazione del Collegio dei Revisori dei conti del Comune di Carrara. Mancano nel bilancio comunale del 2014 oltre 5 milioni di euro che dovevano venire dall’escavazione del marmo, perchè molti produttori non hanno pagato il dovuto. In base ai regolamenti vigenti, trascorsi 365 giorni, il Comune avrebbe dovuto avviare le procedure per la caducazione delle cave morose. E invece questo non è stato fatto e di giorni per vari soggetti ne sono passati ben più di 365, visto che i revisori parlano anche di morosità che risalgono al 2009, 2010, 2011, 2012. Mi sono chiesto e ho cercato chiarimenti sulla composizione di questi 5 milioni di euro mancanti dal bilancio comunale. Secondo i tecnici comunali una parte, circa 2,2 milioni di euro sono dovuti a quegli industriali che avendo fatto ricorso in tribunale contro le tariffe comunali hanno vinto la causa e quindi si autoapplicano le tariffe del 2008, assai inferiori a quelle che il Comune avrebbe voluto applicare. Gli altri 3,2 milioni circa mi è stato detto candidamente che si tratta di “morosità fisiologica”, una categoria fiscale che difficilmente verrebbe tollerata se venisse applicata a cittadini che non pagano il servizio di nettezza urbana o le forniture di acqua. Devo dedurre che essendo fisiologica questa morosità, il comune ogni anno, mette a bilancio preventivo più di 3 milioni di euro che sa di non poter riscuotere? Anche considerando solo gli ultimi 5 anni come fanno i revisori dei conti vuol dire che in 5 anni il Comune non riesce a incassare 16 milioni di euro. Come mai? Che cosa fa il Comune di concreto per farsi pagare? Mi sembra poco e con molta lentezza. Il tempo passa e i crediti diventano inesigibili. Ma anche nei confronti degli industriali che si autoapplicano la tariffa minore del 2008 che cosa ha fatto il Comune? Mi chiedo se nel frattempo non sarebbe stato possibile imporre le nuove tariffe, perchè la sentenza del Tar che dava ragione agli escavatori e li ha autorizzati a pagare di meno, non riguardava il merito della questione, il diritto del Comune di aumentare le tariffe del marmo, ma la forma con cui l’aumento delle tariffe era stato fatto e comunicato agli “interessati”. Mi sembra che in 6 anni, qualcosa di più per rientrare nei propri diritti il Comune avrebbe dovuto e potuto farla. Proprio per questo credo sia necessario fare chiarezza e vedere come stanno effettivamente le cose e l’unico modo per farlo oggi, credo sia quello di di istituire una commissione comunale di inchiesta. Penso sarebbe utile per tutti», conclude.
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