Sicurezza
Giocattoli falsi, imprenditore nei guai
A processo Giuseppe Videtta, il patron di Stefan: aveva messo in vendite bambole e cavallini con il marchio CE contraffatto
MASSA. Bambole, tante bambole. E decine di little pony, i cavallini che piacciono tanto ai bimbi. Scaffali di giocattoli. Le mamme li comprano in piena serenità: su tutte le confezioni, ben in vista, campeggia il marchio CE, quello che contraddistingue i prodotti sicuri, realizzati nel rispetto delle direttive europee. Peccato, però, che quella marcatura - almeno secondo la Procura - sia contraffatta. Giocattoli - ipotizza l’accusa - prodotti in Cina e finiti nel reparto dedicato ai più piccoli del megastore Stefan, in via Carducci (ora chiuso).
Per aver messo in vendita quei prodotti ora è a processo Giuseppe Videtta, legale rappresentante della catena. Videtta deve rispondere davanti al giudice monocratico Elisabetta Congiusta di contraffazione e ricettazione. Tutto comincia - per ricostruire la vicenda - quando la guardia di finanza fa un salto allo Stefan per un controllo di routine, dà un’occhiata al reparto giocattoli: i bambini sono consumatori “deboli”, l’attenzione sui prodotti destinati a loro è sempre altissima. Le fiamme gialle notano che qualcosa non torna, il marchio CE sulle confezioni di numerosi giochi risulta contraffatto. Scatta, quindi, il sequestro della merce: Giuseppe Videtta non è in negozio quel giorno, è al lavoro presso il punto vendita di Prato. All’accertamento assiste una dipendente ed è lei a contattare il legale rappresentante di Stefan: i finanzieri, infatti, chiedono tutta la documentazione fiscale relativa all’acquisto dei giocattoli. Ma quella documentazione - è quanto emerge dal dibattimento - non c’è ed è per questo, per il fatto che l’origine della merce non possa essere provata, che oltre al reato di contraffazione il pubblico ministero Alberto Dello Iacono (in aula l’accusa è rappresentata dal pm onorario Sara Parizzi) ipotizza anche quello di ricettazione. Se la documentazione fosse stata esibita, allora la Procura avrebbe potuto sollevare contestazioni al produttore dei giocattoli e fornitore di Stefan.
Ieri, l’ultima udienza del processo, quella in cui dovrebbe essere ascoltato l’ultimo teste dell’accusa (la difesa non ha chiamato testimoni). In aula dovrebbe parlare il legale rappresentante della Hasbro, l’azienda che produce i famosi little pony. Le sue dichiarazioni - sostiene il pm - saranno un’ulteriore conferma dell’avvenuta contraffazione dei prodotti messi in vendita sugli scaffali di Stefan, a Massa. Il processo, però, viene rinviato: l’imputato non c’è. Giuseppe Videtta, infatti, è ai domiciliari, nell’ambito delle indagini sulla bancarotta del gruppo Stefan (vedi box). E il giudice Elisabetta Congiusta dispone che venga tradotto. Vale a dire che venga accompagnato dalle forze dell’ordine perché possa partecipare alla prossima udienza.
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