Il Tirreno

Canoni non pagati, altre 9 ditte nel mirino

di David Chiappuella
Canoni non pagati, altre 9 ditte nel mirino

Nuova offensiva del Comune, le società morose da oltre un anno rischiano di vedersi tolta la concessione della cava

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CARRARA. Con la delibera n. 129 dello scorso 25 marzo, pubblicata sull’albo pretorio online del municipio, la giunta comunale si è pronunciata in merito al “pagamento degli oneri che gravano sulla attività di escavazione nelle cave”. L’amministrazione ha infatti deliberato di procedere alla contestazione dell’addebito nei confronti di 9 ditte operanti in 3 cave, che risultano insolventi “nel pagamento del canone di concessione per più di un annualità”. A certificare la morosità di questi soggetti è una relazione del dirigente al marmo Marco Tonelli, a cui la giunta affida l’incarico “di iniziare i procedimenti per la pronuncia della decadenza della concessione nei confronti dei concessionari inadempienti delle cave”, puntualmente elencati in un allegato che fa parte integrante della delibera.

La giunta stabilisce poi che Tonelli, contestualmente a tale provvedimento, “avvierà anche il procedimento per la sospensione dell’attività di escavazione” nei confronti di questi soggetti. A stabilire i casi in cui il Comune deve dichiarare la decadenza della concessione è l’articolo 11 del vigente Regolamento degli agri marmiferi. Oltre che per “il mancato pagamento del canone per un’annualità”, la dichiarazione di decadenza è prevista in caso di “cessione, non autorizzata, della concessione” e per inattività della cava, cioè quando essa “non sia stata lavorata con più operai per almeno otto mesi continui nel biennio”. Comportano dichiarazione di decadenza anche “aver affittato la cava o parte di essa”, l’aver commesso un “grave inadempimento agli obblighi derivanti dalla concessione”, oltre che “gravi inadempienze previste dalle leggi in materia della Regione Toscana”.

La dichiarazione di decadenza deve essere preceduta dalla contestazione dell’addebito da parte della giunta comunale, da attuare entro tre mesi dalla notizia dell’inadempimento, con assegnazione al concessionario di un termine non inferiore a 30 giorni per le proprie controdeduzioni. In seguito, la giunta formula una propria proposta al consiglio comunale, che assume la decisione definitiva con delibera, da notificare al concessionario, il quale avrà poi un tempo non inferiore a 60 giorni per adempiere a quanto previsto dalla normativa. Se la decadenza è dovuta a gravi inadempienze, la giunta, in luogo della dichiarazione di decadenza, può proporre il pagamento di una penale compresa tra 40mila e 400mila euro. La delibera di giunta, dunque, rispetta quanto previsto dall’attuale Regolamento degli agri marmiferi.

Occorre però far notare che essa, accompagnata da un parere di regolarità tecnica favorevole firmato dallo stesso Tonelli, parla di avviare i provvedimenti per sancire la “decadenza della concessione” nei confronti dei morosi. Il problema è che, ad oggi, salvo tre casi isolati, il Comune non ha mai rilasciato alcuna concessione basata sul vigente Regolamento.

Degli 85 agri marmiferi attivi a Carrara, infatti, soltanto Boccanaglia Alta (cava n. 2), Valpulita (61) e Cardellino (156) risultano lavorati da ditte che dispongono di regolare concessione, rilasciata dall’amministrazione nel rispetto delle leggi vigenti.

Qualcuno potrebbe ribattere che per le restanti 82 cave carraresi siano ancora in vigore le concessioni estensi, ma così non è, poiché la sentenza della Corte Costituzionale n. 488/95 ha fatto carta straccia della normativa del 1751. Dal momento che nessuna delle tre cave lavorate su concessione figura tra quelle morose nell’allegato alla delibera di giunta, esiste la possibilità concreta che, se le imprese operanti in queste ultime presentassero ricorso al Tar, la caducazione risulti nulla per mancanza di oggetto, situazione che in passato si è già verificata.

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