Il Tirreno

Spari ai Poggi, una faida per la droga

La scientifica al lavoro
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La scientifica al lavoro

Massa, una lotta circoscritta per un  piccolo mercato di stupefacenti. Le ipotesi degli inquirenti

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MASSA. Una faida legata allo spaccio della droga, cocaina, che poi è lo stesso motivo per cui è scoppiata la guerra tra bande che ha insanguinato Massa. Un piccolo mercato di stupefacenti, a livello locale. Ma che garantisce a chi ne mantiene il monopolio un certo tipo di guadagni. E lascia a bocca asciutta chi viene relegato ai margini. È questo il motivo, secondo gli inquirenti, che ha armato la mano quattro volte nelle ultime due settimane a persone diverse. E che ha fatto premere il grilletto di pistole e fucili contro abitazioni e vetture di proprietà di due famiglie che vivono ai Poggi e in via dei Mori. Un’escalation di violenza da profondo Sud, una rapida successioni di fatti che preoccupa anche le forze dell’ordine.

Perché a fare clamore è il fatto che l’ultimo episodio (la macchina crivellata) sia avvenuto ventiquattro ore dopo quello che lo aveva preceduto. Gli inquirenti sono spiazzati dalla velocità degli eventi: «Non hanno neppure l’accortezza di far calmare le acque prima di entrare in azione. Per questo sono imprevedibili e pericolosi. Questa guerra è iniziata dal niente e ha già fatto due morti», dice chi sta indagando non senza qualche timore. L’auto bucherellata, una Opel Merida, era parcheggiata praticamente sotto l’abitazione dei parenti del pregiudicato preso di mira il 12 aprile. È intestata a sua madre. Più chiaro di così.

[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.11304679:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2015/04/25/news/in-prefettura-si-fa-il-punto-1.11304679]]Ma se sono evidenti gli obiettivi degli agguati è il perché è cominciata tutta questa storia a essere avvolto nel mistero: qual è il movente? Se lo chiede la gente comune, ma se lo chiedono anche gli inquirenti. Perché non è chiaro. Non è una coincidenza - dicono a denti stretti in procura - che tutto sia cominciato a cavallo del processo che vede alla sbarra Andrea Mazzi in corte d’Assise per l’omicidio di Andrea Fruzzetti ed Enrico Baria. Ma pare difficile che i colpi di pistola siano riconducibili soltanto a quello che succede in aula. Sembra più un voler marcare il territorio, da parte di chi vuole dimostrare che quelli dei Poggi non possono più fare la voce grossa. Ma, invece, sentendosi sotto attacco quelli dei Poggi hanno deciso che dovevano rispondere. E hanno colpito uno degli indagati del gruppo contrapposto. A scopo dimostrativo? Oppure perché convinti che il mandante possa essere lui? Sembrano più schermaglie, a dire il vero. Ma di certezze non ce ne sono in questa fase.

L’elemento più inquietante di questa vicenda è la presenza delle armi: pistole e fucili. E’ saltata fuori quella santabarbara che fin dall’inizio si temeva potesse essere nella disponibilità di questi ragazzi che si affrontavano scimmiottando la serie televisiva Romanzo criminale, tanto da mettere come foto del profilo Facebook quella del Freddo, di Dandy e del Libanese, i capi della banda della Magliana. Come quei boss, però, sono finiti un po’ tutti male: chi in carcere, chi all’ospedale e chi indagato con una sfilza di accuse che lo possono rovinare per sempre. Eppure nonostante questo continuano a fare la guerra: «Non è finita, anzi dopo questa escalation temiano possa farsi male qualcuno», è la chiosa di chi indaga su questa storia. E per questo quel deposito di armi deve essere trovato.

Le forze dell’ordine sono convinte che la santabarbara ci sia ed è una deduzione che si fonda sui fatti: la pistola trovata sotto il letto di un giovane amico di Giacomo Pucci (il ventiseienne condannato per aver accoltellato un coetaneo fuori dell’ex discopub Baraonda). L’hanno sequestrata i carabinieri dopo che alcuni testimoni avevano detto di averla vista estrarre per spaventare alcuni passanti durante una delle tanti notti di follia ai Poggi. Oltre a quella rivoltella, nonostante le ricerche della squadra mobile, non è saltato fuori niente però. E c’è un altro episodio a rendere tutto più inquietante: in una rapina avvenuta nel locale che gestiva Andrea Mazzi insieme al fratello (la pizzeria I Gemelli, poi chiusa) è sparita una borsa che i due ragazzi hanno detto essere piena di armi, che risultavano custodite in un altro indirizzo ma che erano state momentaneamente spostate per consentire ai muratori di fare dei lavori di restyling. Quella sacca si è come volatilizzata: chi l’ha presa? Tutte tessere mancanti di un puzzle che a questo punto deve essere completato, perché gli spari di queste notti di aprile fanno capire che la guerra è più viva di prima.

 

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