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Indagine su pane e frode fiscale Il camionista non risponde al gip

Indagine su pane e frode fiscale Il camionista non risponde al gip

Paolo Rubin secondo la procura di Savona faceva parte di un meccanismo ideato dalla GrissItalia Lui e altri autotrasportatori inventavano viaggi e dividevano i proventi con i titolari della ditta

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MASSA CARRARA. È arrivato in tribunale in ambulanza perché il gip Antonia Aracri doveva interrogarlo. Paolo Rubin, autotrasportatore di Aulla di 56 anni, assistito dall’avvocato Alberto Spadoni, però si è avvalso della facoltà di non rispondere. E dopo una manciata di minuti è tornato a casa sua. L’uomo, messo agli arresti domiciliari dal tribunale di Savona, deve sottoporsi a dialisi e anche per questo il suo legale sta per chiederne la scarcerazione. «oltre che per l’insussistenza delle prove». Rubin è uno dei protagonisti della maxi frode fiscale che ha come vertice una delle aziende di panificazione più importanti del nord Italia: la GrissItalia, di Albissola. Secondo gli inquirenti il camionista, d’accordo con i titolari della ditta, gonfiava le fatture di trasporto della merce (che andava a prendere a Sestri Levante) intascando soldi che poi divideva in nero con gli imprenditori. Ad accorgersi del trucchetto la guardia di finanza che ha messo sotto controllo le utenze telefoniche di chi gestiva la GrissItalia. E in cinque chiamate, allegate alla richiesta di custodia cautelare, Rubin fa intendere di essere uno degli ingranaggi del meccanismo che ha prodotto un’evasione fiscale di tre milioni di euro.

Nell’operazione sono finite in manette dieci persone, quattro in carcere e sei agli arresti domiciliari, diciotto perquisizioni presso abitazioni private, uffici di aziende e stabilimenti, e sono stati sequestrati beni per circa due milioni di euro. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Ubaldo Pelosi, hanno riguardato l’azienda leader nel campo della panificazione industriale, che ha stabilimenti ad Albissola Marina, Alessandra, Mombercelli, Prato Sesia, Oricola. Coinvolti oltre a Rubin numerosi autotrasportatori per la gran parte riuniti nel consorzio Grissiservizi, due direttori di stabilimento (uno amministratore del consorzio), nonché componenti la famiglia Dagna, che a vario titolo, amministrano la società e che sono stati ritenuti «gli ideatori di un collaudato e articolato sistema fraudolento finalizzato all’emissione e all’utilizzo di false fatturazioni per scopi di arricchimento personale».

La frode era semplice: venivano emesse delle fatture per operazioni inesistenti, identificate con il termine “acconto” da parte di autotrasportatori compiacenti che lavorano con l’azienda. A seguito di queste veniva effettuato un bonifico bancario per il pagamento integrale della falsa fattura, effettuato dall’azienda. A quel punto l’autotrasportatore compiacente prelevava in contanti allo sportello bancario o a un bancomat la somma accordata, trattenendo per sé circa il 20 percento pattuito, soldi che venivano poi consegnati al direttore dello stabilimento di riferimento, che provvedeva a restituire il denaro ai Dagna.

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