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lo scandalo asl

Fi: il pm non ricorre su Delvino il cerino resta in mano a Rossi

MASSA. «Per il crac da 420 milioni della Asl neppure la procura individua responsabilità per l'ex direttore generale Antonio Delvino, al punto da non impugnare la sentenza di assoluzione con formula...

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MASSA. «Per il crac da 420 milioni della Asl neppure la procura individua responsabilità per l'ex direttore generale Antonio Delvino, al punto da non impugnare la sentenza di assoluzione con formula piena emessa dal gup nel febbraio 2014. Il cerchio continua a stringersi attorno a Rossi e al ruolo della Regione». A parlare così, sono il vicepresidente della Commissione sanità del consiglio regionale Stefano Mugnai, oggi candidato di Fi alla presidenza della Regione e il consigliere regionale azzurro Jacopo Ferri.

«Quando nel gennaio scorso le motivazioni della sentenza misero nero su bianco che il fatto, il falso in bilancio, sussiste ma non fu Delvino a commetterlo - ricordano i consiglieri di Forza Italia - e dopo l'assoluzione dell'altro ex direttore generale chiamato in causa da Rossi, Alessandro Scarafuggi. I responsabili indicati da Rossi escono di scena uno ad uno - e il cerino in mano rimane alla Regione da un lato col tandem Donati-Persiani, dall’altro con il referente politico Enrico Rossi, assessore alla sanità proiettato sullo scranno di governatore della Toscana proprio cavalcando l'onda dei pareggi contabili della sanità toscana».

Le motivazioni della sentenza che la procura ha scelto di non impugnare - ricordano ancora Mugnai e Ferri - «indicano con chiarezza alcuni protagonisti del sistema sanitario della Regione di quegli anni e di oggi: Carla Donati, all'epoca responsabile finanziario della Regione, Nicolò Persiani, consulente della Regione incaricato di studiare i bilanci in vista della certificazione, e Enrico Rossi. Ciò non ci ha mai stupiti, poiché sono esattamente i concetti che noi abbiamo ripetuto per anni, in sedi istituzionali e non, e che Rossi ha sempre cercato, goffamente per la verità, di negare».

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