Il Tirreno

Non faceva i pignoramenti 5 mesi a ufficiale giudiziario

Non faceva i pignoramenti 5 mesi a ufficiale giudiziario

Rosalba Caimano è stata condannata per il reato omissione di atti d’ufficio La donna invece è stata assolta dall’abuso: gli sfratti non doveva eseguirli

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PONTREMOLI. «Basta vedere quanti mesi ha lavorato in tre anni per capire che invece del suo dovere la dottoressa pensava ad altro». Dura la requisitoria del procuratore capo Aldo Giubilaro che aveva chiesto una condanna di un anno e tre mesi per Rosalba Caimano, ufficiale giudiziario dell’Unep (ufficio notifiche esecutive protesti) del tribunale di Pontremoli, per abuso di ufficio e omissione di atti di ufficio. Il collegio presieduto dal giudice Giovanni Sgambati l’ha condannata a cinque mesi, soltanto per l’omissione perché quello che la procura aveva detto essere un abuso in realtà non costituiva reato. Il difensore della donna aveva chiesto l’assoluzione perché nelle contestazioni dell’accusa si ravvisava più una negligenza che un dolo, un’insubordinazione che aveva a che fare con la disciplina e non con il codice penale. E per questo Caimano era già stata sospesa dieci giorni dal suo incarico dal presidente del tribunale di Pontremoli Maria Cristina Failla.

Giubilaro prima di chiedere la condanna dell’ufficiale giudiziario ha elencato una lunga serie di contestazioni fatte alla dipendente dell’Unep. Le prime erano quelle che secondo il collegio però non costituivano reato: si trattava di cinque sfratti che la donna si era rifiutata di eseguire, secondo la procura in maniera del tutto immotivata. In realtà Caimano - e qui la difesa ha dimostrato la sua tesi - aveva sollevato un problema di competenza territoriale: ovvero non era lei che doveva liberare quegli immobili. Ma a inguaiarla sono stati una serie di pignoramenti che non ha mai eseguito, ignorando anche quanto disposto da un giudice. Ma faceva di più l’ufficiale giudiziario: dava appuntamento alle parti e poi non si presentava. Ed è stato proprio da un esposto di un legale esasperato dai continui rinvii e perdite di tempo che è partita l’indagine che poi è andata a spulciare la condotta dell’impiegata.

Un’altra contestazione, dimostrata dal procuratore capo, infine riguardava la compilazione delle notifiche che Caimano consegnava ai destinatari. «Senza mettere il timbro che era necessario per la validità - ha detto Giubilaro -. Un errore? Macché, quando le veniva fatto notare che il rapporto non era completo lei non cercava di rimediare, anzi non si metteva neppure a disposizione».

Le motivazioni della sentenza del collegio presieduto da Sgambati (a latere Farini e Congiusta) si conosceranno tra novanta giorni, la difesa valuterà se è il caso di impugnare il verdetto. L’accusa potrebbe fare la stessa cosa chiedendo il riconoscimento dell’abuso di ufficio.

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