Il Tirreno

Discariche scoperte: 70 ma una sola già controllata

di Melania Carnevali
Discariche scoperte: 70 ma una sola già controllata

Avanza a rilento il censimento dei depositi abusivi scoperti sul territorio E i materiali individuati in via Montegrappa sono stati coperti da un parcheggio

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MASSA. Un deposito di origine antropica (eufemismo per dire discarica) sparito nel nulla e uno solo visionato, senza peraltro dati certi sul suo contenuto. Procedono lentamente i controlli sui settanta depositi abusivi (o comunque “sconosciuti”) di rifiuti individuati dalla relazione tecnica redatta dal geologo Andrea Piccinini per l’aggiornamento del quadro conoscitivo geologico del Regolamento urbanistico.

La relazione Piccinini è datata 2013 ma soltanto a gennaio 2015, quando il documento è arrivato in commissione ambiente, il vaso di Pandora è stato scoperchiato. E da allora, di passi in avanti, se ne sono fatti ben pochi. Certo, la mole di lavoro è enorme: per 70 siti sospetti sono interessate oltre 350 particelle catastali, ognuna con quattro o cinque proprietari diversi, per un totale di circa 1.500 proprietari. Il Comune ha censito le particelle e inviato lettere ai proprietari per ottenere eventuali autorizzazioni o il permesso per entrare nelle proprietà. Ma ad oggi, appunto, le verifiche per capire cosa contengano questi depositi sono partite solo su un deposito in via Pradaccio.

«È l'unico sito, per il momento, dove abbiamo trovato il proprietario», ha fatto sapere durante l'ultima commissione ambiente l'ingegnere Roberto Grieco, spostato momentaneamente – proprio per smaltire il lavoro sui depositi - dall'ufficio pianificazione territoriale al settore ambiente. La Capitaneria di porto di Marina d Carrara (che si è offerta di collaborare con il Comune), i vigili urbani e i tecnici comunali hanno eseguito tre sopralluoghi per capire cosa contenga il deposito. «Sembra contenere solo terra e calcinacci, cioè materiali edili provenienti con ogni probabilità da demolizioni», chiarisce Grieco. Sembra, perché non spetta al Comune fare la caratterizzazione dei materiali: «È il privato, se privo di documentazione, che deve incaricarsi di fare le analisi sui depositi che si trovano nella sua proprietà», spiega l'ingegnere.

I depositi rilevati, dicevamo, sono 70 nella sola zona pianeggiante del territorio massese, distribuiti su un’area, quindi di circa 30 chilometri quadrati (l'intero Comune si estende su 90 chilometri quadrati), e tutti a ridosso ridosso del reticolo idraulico, a pochi centimetri dalle falde. Alcuni depositi sono piccolissimi; altri decisamente più grandi fino ad arrivare a coprire una superficie di 8 mila metri quadrati e un volume fuori terra di 16 mila metri cubi, come la montagnetta di 5 metri rilevata dal Lidar nell'area del nuovo ospedale unico in viale Mattei. I materiali che raccolgono sarebbero in prevalenza scarti di lavorazioni edili e quindi sostanzialmente inerti. Ma non è escluso che vi siano anche sostanze più pericolose.

La relazione è arrivata anche alla procura della Repubblica, che adesso aspetta di capire (dai tecnici comunali) se in questo dossier si trovino ipotesi di reato legate al disastro ambientale. Intanto, dicevamo, uno dei settanta depositi segnalati nella relazione di Piccinini è sparito nel nulla: in via Montegrappa, dove il Lidar (tecnologia usata per i rilievi) aveva rilevato un accumulo di materiale, adesso c'è un parcheggio per auto. «Verranno fatte analisi lì?», chiede al tecnico il presidente della commissione ambiente, Nicola Cavazzuti di Rifondazione comunista. Non si sa. L'ingegnere sostiene infatti che è difficile dimostrare – nonostante una relazione di un tecnico con tanto di foto allegate – la presenza su quel terreno di un vecchio deposito se oggi quel deposito non c’è più ed è stato ricoperto da asfalto e automobili.

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