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Tenta truffa alla sorella: condannato

Tenta truffa alla sorella: condannato

Voleva la restituzione di 500 milioni di lire per un debito che la donna, emigrata in America, non aveva mai fatto

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MASSA. È stato condannato a nove mesi dal giudice Giovanni Sgambati. Vincenzo Musi era accusato di aver falsificato un documento in cui la sorella Fedra riconosceva di dovergli dei soldi e si impegnava a farlo al più presto. Il termine giuridico è ricognizione. La donna, parte civile del processo, quella firma non l’aveva mai messa. Era un’invenzione di Vincenzo con cui tentava di prendersi cinquecento milioni di vecchie lire. Con quella ricognizione, infatti, le aveva inviato anche un decreto ingiuntivo intimandole di pagare la somma.

Le vite di Fedra e Vincenzo si sono separate dopo l’infanzia. Lui ha aperto un'attività nella provincia apuana, lei si è sposata con un americano ed è andata a vivere negli States. E lì c'è rimasta per decenni, finché il consorte non è morto. A quel punto ha sentito nostalgia della sua Toscana. Così ha deciso di acquistare una villetta tra Marina di Massa e il Cinquale. Gli ottocento milioni di lire (l'euro non era ancora arrivato) richiesti non erano un problema, semmai lo era la distanza perché lei doveva risolvere alcune cose prima di fare armi e bagagli. Ma è bastato telefonare al fratello per togliersi l'ultimo cruccio: Vincenzo si è detto più che felice di darle una mano.

L’uomo aveva bisogno di far vedere che poteva saldare l'agenzia e i proprietari della villa senza chiedere né mutui né prestiti e ha chiesto alla sorella di cominciare a trasferire le centinaia di milioni sul conto del nipote. Ha contattato il notaio e ha firmato il rogito forte della procura di Fedra. Il fratello a quel punto le chiede una cosa che sembrava logica, ma che è diventata il motivo del contendere: firmare una decina di fogli in bianco per poter sbrigare le pratiche di allacciamento di luce, gas ed altri servizi (compresa la residenza) senza la necessità di doverla contattare ogni volta. Uno di questi fogli, secondo la donna, è diventata una falsa ricognizione di debito per l'ammontare di più di mezzo miliardo del vecchio conio, servito in parte a comprare l'immobile e a ristrutturarlo. Denaro che Vincenzo rivoleva. E quel documento lo ha usato per presentare un decreto ingiuntivo contro la sorella. Anni dopo il rogito.

La donna si accorge di quello che stava accadendo da una notifica del decreto ingiuntivo e perché mette in vendita l'immobile. Trova l'acquirente - del resto la casa è davvero bella -, ma il corrispettivo non è andato a lei perché congelato da quella pendenza giudiziaria. A stabilire chi ha ragione tra fratello e sorella è stato un giudice, perché nel frattempo anche Fedra si è tutelata: ha scelto l'avvocato Riccardo Balatri, che nel procedimento penale a carico del fratello la rappresenta. Anche per il pm Alberto Dello Iacono ci sono delle cose che non quadrano e così Vincenzo viene raggiunto da un decreto di citazione diretta. E finisce sotto processo. E viene condannato.

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