Sicurezza
Non lo pagano, fa vedere la pistola
Voleva i soldi per alcuni lavori fatti: condannato a 2 mesi e 15 giorni
AULLA. Il reato non è dei più frequenti, nè dei più noti perchè di esercizio arbitrario di ragione con minacce non se ne sente parlare spesso.
Eppure è con quell’accusa che Alberto Caroselli si ritrova, difeso dall’avvocato Giampaolo Carabelli, a processo. Ed è proprio per l’esercizio arbitrario che il giudice monocratico Fulvio Biasotti ieri lo condanna a 2 mesi e 15 giorni (con sospensione della pena).
Teatro della vicenda è un’officina di Aulla: Caroselli quell’officina la conosce bene perché lì, per conto dei due soci carrozzieri, ha installato un impianto di allarme. Solo che chi gli ha commissionato i lavori - così emerge dal dibattimento - non paga e Caroselli decide di smontare l’impianto e portarsi via tutto il materiale. Le cose, però, non filano lisce: i due carrozzieri - è dalla loro denuncia che prendono il via le indagini - raccontano che Caroselli chiede loro di pagare usando le maniere forti e lasciando intravedere una pistola all’interno del suo marsupio. Pistola detenuta regolarmente, ma per i carrozzieri il modo in cui Caroselli esige il pagamento non “è elegante”. I carabinieri intervengono e tentano di mediare, ma nulla. Si arriva alle aule di tribunale. La difesa si gioca tutte le sue carte, punta il dito sull’assenza di testimoni: nessuno oltre ai due denunciati - spiega l’avvocato Carabelli al giudice - ha visto nulla, tanto meno la pistola.
Insomma la denuncia - queste l’argomentazione di parte - e il riferimento ad una pistola arrivano dopo il rifiuto al pagamento tanto che - sostiene l’imputato - i soldi per i lavori all’ officina nelle sue tasche non sono mai arrivati. Ma le tesi esposte non convincono in toto il giudice Biasotti e ieri durante l’ultima udienza arriva la sentenza: condanna - con sospensione della pena - a due mesi e 15 giorni. La difesa comunque non demorde e annuncia fin da subito il ricorso in appello. (c.s.)
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