Attenzione
Corsi guardie ambientali: truffato chi frequentava
Nell’inchiesta a Grosseto coinvolto il presidente Simone Badalamenti, massese Secondo la Procura l’associazione non avrebbe avuto i titoli per tenerli
GROSSETO. Era arrivato a Grosseto con il suo Corbia (Corpo boschivo ittico ambientale) nel marzo dell’anno scorso. E aveva tenuto il corso di preparazione per guardie ambientali, un’opportunità anche di lavoro per qualche decina di maremmani. Ne aveva parlato lui stesso, il presidente, Simone Badalamenti, sulla stampa era intervenuta anche la coordinatrice provinciale Monica Gianfaldone. Poi qualcosa deve essersi inceppato.
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E Badalamenti, massese, ha adesso ricevuto un avviso di fine indagini con l’ipotesi di truffa: perché avrebbe ingannato i partecipanti al corso che si era tenuto a Grosseto (83 quelli iscritti dall’inizio) facendosi consegnare la quota di iscrizione e partecipazione al corso e assicurando il rilascio del decreto ministeriale di guardia particolare giurata con funzioni di polizia giudiziaria. Cifre importanti, anche migliaia di euro secondo gli investigatori, che però il presidente smentisce, ridimensionandole e spiegando di non averle mai intascate.
Delle indagini si è occupato il corpo forestale dello stato, che si è mosso al termine del corso, sotto il coordinamento del sostituto procuratore Marco Nassi. Stando alle conclusioni degli investigatori, il corso non avrebbe avuto alcun valore legale e quindi chi vi ha partecipato non avrebbe avuto alcuna chance di ottenere il decreto. E nemmeno quella di essere assunto. Secondo le conclusioni della Procura, chi aveva superato l’esame avrebbe ricevuto l’assicurazione di un’assunzione all’interno dello stesso Corbia: i contratti potevano essere o full time o part time, gli stipendi potevano raggiungere anche i mille euro. I partecipanti avrebbero ricevuto l’assicurazione che chi avrebbe superato il corso avrebbe potuto lavorare come guardia ambientale al fianco della guardia costiera e dello stesso corpo forestale. Ma tali assunzioni, come accertato dalla forestale, non sono mai avvenute. Da chiarire, secondo la Procura, anche le modalità di assunzione della coordinatrice provinciale Gianfaldone, che non avrebbe mai ricevuto la retribuzione pattuita nel contratto a tempo indeterminato sottoscritto: anche lei sarebbe una vittima della presunta truffa contestata a Badalamenti.
I corsi si erano tenuti a Gorarella: era stata annunciata una durata di tre mesi. Disoccupati ma anche laureati, geologi e veterinari si erano presentati ai corsi e gli organizzatori avevano dovuto effettuare una selezione perché le domande erano arrivate in numero notevolmente superiore. Adesso Badalamenti può chiedere di farsi interrogare o consegnare una memoria. Poi il pm deciderà se mandare avanti l’azione penale chiedendo il processo.
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