Il Tirreno

Prelievi dal conto dello zio, a processo

Il cinquantenne è accusato di circonvenzione di incapace per essersi fatto rilasciare una delega

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AULLA. Secondo l’accusa Graziano Testa, 58 anni, ha approfittato delle debolezze fisiche e psichiche del marito della zia, si è quindi garantito la nuda proprietà di immobili e terreni ed ha prelevato dal conto dell’uomo oltre 44.000 euro. In particolare- contesta il pubblico ministero - l’anziano avrebbe ceduto i diritti di nuda proprietà su tre fabbricati nel comune di Aulla e su un immobile e un appezzamento di terreno a Licciana. Per quei beni Testa avrebbe dovuto versare sul conto dello zio 118.000 euro di cui - sottolinea la Procura - non c’è invece traccia. Non solo, l’accusa (in aula il pm è Susan Pietrini) contesta alcuni prelievi fatti da Testa, forte di una delega, sul conto dello zio. Per un cifra- dicevamo - di 44.000 euro.

Accuse queste che la difesa - è la normale dinamica processuale - respinge al mittente: l’anziano (poi deceduto) - spiegano i legali di Testa - era in grado di disporre del suo patrimonio e di acconsentire al rilascio di una delega sul suo conto corrente a favore di Testa. Insomma, se la procura ipotizza il reato di circonvenzione di incapace - e per questo Testa è a processo - la difesa (gli avvocati dell’imputato sono Andrea Corradino e Stefano De Ferrari) gioca tutte le sue carte per dimostrare che l’incapacità non c’era. Non c’era neppure secondo il dipendente della filiale che ha rilasciato la delega a favore di Testa e che ieri mattina siede sul banco dei testimoni. È lui a descrivere un forte rapporto affettivo tra Testa e l’anziano zio: «Sapevo - riferisce il bancario al giudice - che l’uomo, dopo la morte della moglie, aveva rinunciato all’eredità della moglie a favore dei due nipoti». Tra cui Graziano Testa, appunto.

Il dipendente della banca racconta che l’imputato gli ha chiesto di raggiungere la clinica in cui lo zio era ricoverato per fargli firmare la delega. In questo modo Testa - riferisce il bancario - avrebbe potuto pagare alcune utenze e la badante. Per il dipendente di banca l’anziano è lucido, capisce e firma consapevolmente. Di diverso tono un’altra testimonianza: la signora assunta per occuparsi della casa dell’anziano ci tiene a dire che non faceva la badante, che l’uomo era autonomo, ma riconosce che alcuni suoni comportamenti erano “strani”: «Mi ha raccontato - riferisce in aula - di vedere persone che si arrampicavano sui muri di casa». Un dato rilevante - secondo l’accusa - dello stato di profonda debolezza psichica dell’uomo. Debolezza e incapacità di cui sono convinti i parenti: a sporgere denuncia sono stati il fratello e la sorella dell’anziano. Solo la sorella, però, è parte civile a processo (il fratello è deceduto), rappresentata dall’avvocato Andrea Millanta. (c.s.)

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