Sicurezza
Non ha soldi per pagare l’affitto e finge di essere stato rapinato
Trentenne a processo con l’accusa di simulazione di reato: aveva denunciato un colpo da 750 euro Ma le indagini hanno rivelato che la rapina non era mai avvenuta. Ieri mattina la prima udienza
CARRARA. Arriva al commissariato alquanto agitato: vuol presentare denuncia contro ignoti perché - riferisce all’agente di piantone - è stato rapinato e si ritrova senza un soldo in tasca. I poliziotti lo accolgono e lui racconta, con tanto di particolari, che un giovane magrebino gli ha sfilato il portafoglio e se l’è data a gambe.
Peccato, però, che la ricostruzione presenti qualche punto debole tanto che dopo un paio di giorno di indagini i poliziotti sospettano che di reale in quella rapina ci sia davvero poco. E lui, un trentenne residente a Carrara, vuota il sacco: non aveva un centesimo per pagare l’affitto di casa e, per ottenere la clemenza del proprietario, si è inventato tutto. Così adesso è lui a ritrovarsi in tribunale con l’accusa di simulazione di reato: ieri mattina, di fronte al giudice Elisabetta Congiusta, la prima udienza. Insomma, quella rapina falsa con tanto di denuncia, costa al giovane carrarese un processo.
La vicenda risale ad un anno fa: il trentenne chiede alla madre 750 euro per pagare l’affitto di casa. E la mamma i soldi glieli dà. Lui, però, li usa per far fronte ad altre spese tanto che quando arriva il fatico giorno, quello in cui deve fare il bonifico nel conto corrente del padrone dell’ appartamento, non ha più un euro. Cerca, quindi, una via d’uscita e scatta “la soluzione rapina”: si presenta in commissariato, racconta di essere stato rapinato da un magrebino (non sa identificarlo) in via Campo D’Appio. E di aver perso 750 euro. Non solo: garantisce che un amico può confermare la sua versione dei fatti.
E lì commette un bell’errore perché il testimone non c’è. O meglio, l’amico esiste, ma della presunta rapina non ne sa niente: non era in via Campo D’Appio, non ha visto nulla, non gli è stato riferito nulla. Così il trentenne comincia a vacillare e dopo un paio di giorni ammette di essersi inventato tutto e si difende spiegando di essersi trovato in grosse difficoltà economiche e di non aver avuto i soldi necessari per far fronte alle spese per l’affitto di casa.
Scatta, quindi la denuncia, e l’uomo, difeso dall’avvocato Vittorio Briganti, finisce davanti al giudice Elisabetta Congiusta con l’accusa di simulazione di reato. Ieri la prima udienza: la difesa - nonostante le sue argomentazioni debbano ancora definirsi in sede dibattimentale - punta all’articolo 131 bis del codice penale. Quell’articolo, infatti, esclude la punibilità per reati minori che hanno causato danni lievi. E nei casi in cui il comportamento illecito dell’imputato non sia abituale.
Insomma, la difesa spera che il giudice riconosca l’esistenza di elementi tali da dichiarare non perseguibile e punibile la rapina simulata.
Chiara Sillicani
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
