Il Tirreno

Fugge dai domiciliari, ora va in carcere

Giuliano Sparavelli stava scontato la pena per tentate lesioni ai danni del capo che lo aveva licenziato

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CARRARA. Antonia Aracri, giudice per l’udienza preliminare, lo condanna a 4 anni e 8 mesi per porto d’armi abusivo, danneggiamento, stalking e lesioni aggravate a carico del suo ex datore di lavoro, “colpevole” di averlo licenziato. Il gip dispone gli arresti domiciliari: Giuliano Sparavelli sconterà la pena a casa sua. Ieri mattina, però, è costretto a tornare in tribunale, questa volta davanti al gip Ermanno De Mattia: a suo carico si apre un secondo procedimento, per evasione. Lo scorso venerdì, infatti, Sparavelli ha lasciato la sua abitazione.

Trovarlo, per le forze dell’ordine, è stato un gioco da ragazzi: al polso Giuliano Sparavelli indossa il braccialetto elettronico, direttamente collegato con la Questura. Tu esci di casa, il bracciale lancia l’allarme e permette di rilevare la tua posizione. Così ieri mattina si ritrova di fronte al giudice e si difende spiegando di essersi allontanato soltanto di qualche metro per raggiungere il cane scappato di casa.

Per l’evasione il gip dispone i domiciliari, per Sparavelli, quindi, non cambierebbe nulla se non fosse che quella sua “fuga” secondo Antonia Aracri che lo ha condannato a 4 anni e 8 mesi aggrava la sua posizione in relazione al precedente procedimento: decide, quindi, di convertire gli arresti domiciliari in arresti in carcere.

Giuliano Sparavelli, 28 anni, secondo la Procura - per ricostruire la vicenda processuale - voleva uccidere l’uomo che lo aveva licenziato. La difesa (l’avvocato dell’imputato è Giuseppe Del Papa) ha invece sempre negato la volontà omicidiaria e, ottenuto il rito abbreviato, ha convinto il gip Antonia Aracri. Per il giudice, infatti, sono stati commessi i reati di porto abusivo d’armi, danneggiamento, stalking, non c’è stata invece - e qui il giudice ha sposato le tesi difensive - la condotta omicidiaria. La Aracri ha infatti derubricato il reato di tentato omicidio, contestato dall’accusa, in tentate lesioni. Risultato: una condanna più “lieve”(4 anni e 8 mesi e non i 7 chiesti dal pm) contro cui, comunque, la difesa ha annunciato il ricorso in appello.

Sparavelli era finito a processo con l’accusa di aver perseguitato il datore di lavoro che lo aveva licenziato (ecco perchè lo stalking), di avergli incendiato l’auto (il pm contestava anche il danneggiamento) fino a farsi trovare sotto casa dell’ex capo con un coltello (porto d’armi abusivo e tentate lesioni). Condannato a 4 anni e 8 mesi, scontava la pena a casa, venerdì evade, quindi ora per lui scatta l’arresto in carcere. (c.s.)

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