Il Tirreno

No alla perizia dello psichiatra

No alla perizia dello psichiatra

L’aveva chiesta la difesa di Mazzi: «Incapace di intendere» Il collegio prima vuole sentire gli specialisti che lo hanno visitato

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MASSA. La perizia psichiatrica su Andrea Mazzi, il giovane accusato di aver ucciso a coltellate Andrea Fruzzetti ed Enrico Baria la notte di Natale del 2013, non si farà. «Allo stato delle cose non si farà», come ha precisato dopo la camera di consiglio il presidente del collegio Giovanni Sgambati (l’altro giudice togato è Sara Farini eppoi ci sotto i sette giudici popolari) respingendo la richiesta della difesa dell’imputato. Ovvero prima verranno sentiti due specialisti che hanno visitato Mazzi subito dopo l’arresto e se emergeranno fatti che possono fare intendere una sua incapacità di volere al momento del duplice delitto allora verrà nominato un perito. Ma è quello che volevano gli avvocati Enzo Frediani ed Elena Tongiani, che hanno caratterizzato l’udienza cercando di far capire ai giudici popolari che non si devono lasciar condizionare dalle suggestioni che arrivano dal banco dell’accusa.

Ed è stato questo il leitmotiv della prima udienza. A cominciare da alcuni documenti presenti nel fascicolo del pubblico ministero che i legali di Mazzi hanno contestato. Ottenendo due sì e un no. La prima eccezione accolta riguarda il brogliaccio (la trascrizione ufficiosa) delle intercettazioni ambientali e telefoniche avvenute immediatamente dopo il duplice omicidio e poi all’interno del carcere di Massa. Soprattutto nelle ambientali si sente Mazzi che è sinceramente pentito mentre parla con i suoi familiari e quindi sarebbe favorevole alla difesa: perché questa mossa, allora? «Proprio perché a noi favorevole - ha chiosato Frediani - vogliamo che assumano i crismi dell’ufficialità così nessuno potrà portarcele via. Sottoponiamole a perizia e acquisiamole per davvero, però. Tutte, senza limitarci a quelle indicate dal sostituto procuratore». La seconda eccezione accolta invece ha permesso di non ammettere alcune dichiarazioni raccolte dalla polizia e contenute in un’informativa che Soffio ha inserito nel faldone delle prove contro Mazzi. I difensori del ragazzo hanno detto di no: «Sentiamoli in aula i testi, i giudici popolari devono ascoltare i loro racconti con le proprie orecchie senza che queste parole siano veicolate dagli inquirenti». Non è andata a segno invece l’opposizione al terzo documento, che riguarda il sequestro effettuato sei mesi dopo il duplice delitto in casa di Adil Amroui, il secondo giovane coinvolto (la sua posizione è stata stralciata ed è ancora in discussione davanti al gup) nella faccenda. I carabinieri del nucleo investigativo nella camera del giovane avevano trovato i manici di alcuni picconi. Armi che erano state utilizzate, secondo i militari, nella guerra tra bande che ha insanguinato la città per mesi e mesi. Sgambati e il collegio però hanno detto che quel materiale può far parte del procedimento, perché è attinente nonostante sia stato trovato molto tempo dopo il duplice delitto e l’arresto di Mazzi.

Anche il pubblico ministero ha chiesto - e ottenuto - di poter ampliare il suo fascicolo. Sono stati acquisiti così gli originali delle consulenze tecniche autoptiche delle vittime. E il medico legale Maurizio Ratti domani mattina sarà in aula per spiegare come sono morti Enrico e Andrea, quando si cominceranno a sentire i primi testimoni.

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