Il Tirreno

«Nelle piazze ci sono le opere, i capitelli non blocchi e lastre»

di Alessandra Vivoli
«Nelle piazze ci sono le opere, i capitelli non blocchi e lastre»

Alla ditta Costa l’artigianato del marmo è un affare di famiglia: dove c’è la tradizione c’è Carrara

4 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. «Il nome di Carrara non lo hanno fatto i blocchi ma i capolavori che le mani dei nostri antenati hanno fatto conoscere a tutto il mondo. Nelle piazze non ci sono i blocchi: ci sono le opere».

Comincia così la riflessione su filiera, lavorati e marmo dei Costa, tre generazioni di artigiani del marmo a confronto e insieme nel laboratorio in via Carriona dove danno lavoro a sette dipendenti e 5 artigiani prestatori di manodopera.

Il padre, Paolo Costa, ha 70 anni, dal 1957 respira la polvere del marmo.

Hanno seguito le sue orme, e quelle del nonno prima di lui, i due figli: Cristiano, 42 anni e Manuel, 39 anni. I suoi “ragazzi”, come li chiama ancora il padre, hanno frequentato la scuola del marmo, l’istituto cittadino Pietro Tacca, e poi hanno cominciato a fare il mestiere, in quel laboratorio, divenuto ora troppo stretto per i carichi di lavoro.

Sì perchéa ditta Costa Paolo & C. è una di quelle aziende del comprensorio apuano che ha partecipato ai lavori per la maxi moschea nei paesi arabi- Una commessa prestigiosa realizzata nel tempo record di un mese, 31 giorni per la precisione. La ditta Costa è anche la stessa a cui è stato affidato il restauro del duomo di Milano. Scapelli, robot, macchine ma, soprattutto la mano dell’uomo. Degli artigiani.

Questa la carta vincente: «Non abbiamo mai perso un’ora di lavoro e di questo non possiamo lamentarci», dice Paolo che guarda con soddisfazione il piazzale operoso.

Sì perchè proprio in questo momento si sta restaurando un capitello, per un palazzo governativo americano.

Poco distante si stanno terminando i tegoli per il Duomo in candoglio, la pietra simbolo della cattedrale milanese.

Ma i lavori in partenza sono anche altri, tutti di prestigio: come il caminetto per la villa del magnate russo, realizzato con le colonne a torciglione e con una lavorazione che ha richiesto ore ed ore di impegno. O i bagni con rifiniture speciali, intarsi, disegni: «I clienti dei paesi arabi che si rivolgono ai noi sono davvero tanti. Sono esigenti e vogliono il meglio» dicono nel laboratorio di via Carriona. E gli ordini non mancano. Nemmeno le soddisfazioni. È uscito di qui l’altare della chiesa Santa Maria, negli Stati Uniti. La lussuosa fontana per una residenza a cinque stelle negli Emirati.

Ma nella sede di via Carriona ci sono anche gli artisti, gli scultori le cui opere non possono essere fotografate, che si sono rivolti ai Costa per le finiture, per poter lavorare come una volta alle loro realizzazioni.

Qui, nello spazio angusto di un laboratorio troppo pieno di lavoratori e di opere, la filiera è una realtà. Come il saper fare tutto carrarese.

Alla domanda su quale sia il valore aggiunto delle lavorazioni artigiane “nostrane” i Costa non hanno esitazioni rispondono quasi all’unisono: «Quello che distingue le lastre, gli oggetti in serie dall’arte. Questa è la forza, dove c’è la tradizione c’è Carrara

E gli artigiani del futuro, su questo Paolo Costa, dall’alto della sua esperienza ne è sicuro, vengono dalla scuola. Un’altra eccellenza di Carrara.

«Io alla scuola del marmo ci ho mandato i miei ragazzi, è importantissima - spiega Paolo - Non è un caso che noi ospitiamo sempre gli studenti del Tacca per gli stage in laboratorio».

Un laboratorio che sta diventando sempre più piccolo per le esigenze della ditta. «Da quattro anni cerchiamo uan sede più adeguata - afferma Manuel - ma non abbiamo ancora trovato lo spazio dove poter trasferirci».

E così la ditta Costa resta, almeno per il momento, nella discesa della via Carriona. A pochi passi dal centro della città. E, per chi si trova a passare da queste parti c’è un’indicazione speciale che rappresenta il simbolo della ditta: il rosone con il Cristo che sembra ti segua con gli occhi.

«È un Cristo in negativo - spiega Manuel - Una tecnica particolare, il prototipo ce l’abbiamo in ufficio. La particolarità è lo sguardo, sembra che ti venga dietro con gli occhi».

E di effigi del Cristo ce n’è anche un’altra, questa volta all’interno del laboratorio: sotto al robot che sta sgrossando il lavoro, un’opera che dovrà partire per la Germania.

«Il robot ci aiuta nel lavoro - ci tengono a precisare i Costa - ma senza l’esperienza, senza le nostre mani, non basterebbe». Le mani, l’occhio, la cura dei dettagli. Perché la tradizione Carrara comincia da qui.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa