Il dolore
I corpi martoriati di Enrico ed Andrea
Mostrate le immagini delle autopsie: una mamma resta in aula, l’altra esce. E cala il silenzio anche nella giuria
MASSA. La mamma di Andrea è rimasta in aula, quella di Enrico è uscita per non vedere come è stato ridotto il figlio quella maledetta sera di Natale di due anni fa. Sulla parete alla sinistra del collegio della corte d’Assise che dovrà decidere il destino di Andrea Mazzi, il ragazzo accusato del duplice delitto di Fruzzetti e Barìa che rischia l’ergastolo, sono state mostrate sei foto drammatiche: gli scatti del medico legale che ha eseguito le perizie, spiegando quali sono state le cause del decesso. Si vede l’addome di Fruzzetti con uno squarcio di una decina di centimetri, poi un colpo preciso al petto, con la punta del coltello che ha lasciato il suo stampo sulla carne e ha trafitto il cuore. Anche quello è stato mostrato, perché la lama lo ha toccato facendolo fermare per sempre. Si vede Baria, devastato da una serie di colpi impressionante: due alla milza, altri dietro la schiena, fino al polmone che è colassato come un palloncino quando viene punto da uno spillo. Eppoi le ferite inferte ad Alessandro Fruzzetti, ilk fratello di Andrea. Una mattanza che ha fatto calare il silenzio in aula.
Silenzio interrotto dall’opposizione della difesa degli avvocati Enzo Frediani ed Elena Tongiani, che assistono Mazzi. Hanno bloccato la proiezione quando sono passati gli screenshot di alcuni messaggi Facebook comparsi su un profilo tre giorni prima del massacro in cui si legge "Ride bene chi ride ultimo" e altre frasi che hanno un tono minaccioso. I legali della difesa hanno fatto valere il fatto che il collegio aveva detto no alla produzione di quelle immagini. Il pubblico ministero Rossella Soffio si è scusata dicendo che il file era stato montato prima dell’eccezione.
Ma oltre alle foto dell’autopsia c’erano anche quelle dei sopralluoghi effettuati dai carabinieri in via Beatrice, la strada dove si trova il circolo dove è cominciata la lite finita in mattanza. Si vede il sangue e si vedono i cartellini che indicano alcuni reperti trovati dagli inquirenti quella notte. Eppoi un video delle telecamere installate dal Comune in piazza Mercurio: qui le immagini non sono limpidissime, almeno quelle proiettate sulla parete. Si dovrebbe vedere Mazzi che minaccia una persona che tenta di bloccare la sua fuga, dopo che ha lasciato sull’asfalto Fruzzetti e Baria. Il collegio avrà il file a disposizione per poter approfondire quella che è una prova su cui l’accusa fa molto affidamento: l’imputato si sente braccato ed è molto violento. Non solo: nei frame che compongono il film, tutt’altro che fluido, si può ricavare l’ora. Ed è un modo per mettere Mazzi sul luogo del delitto quando è avvenuto il delitto.
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