Proteste
Bugliani capolista la Mucci ripescata. E nel Pd di Massa Carrara è guerra
La direzione regionale capovolge le scelte del provinciale Leri insorge: ci privano di autonomia, non è democratico»
MASSA CARRARA. Giacomo Bugliani capolista a Massa Cararra per le Regionali; Milene Mucci, esponente dell’area civatiana, re-inserita nel listino, con conseguente defenestrazione di Silvia Dell’Amico. La direzione regionale del partito democratico capovolge le decisioni del Pd provinciale e dà a Bugliani, candidatio renziano un gran bell’assist elettorale. «Abbiamo vinto la partita, non ci aspettavamo un risultato così importante, questa provincia non c’era abituata. È il segno che il partito sta cambiando, che il rinnovamento è avviato», commenta con soddisfazione evidente Giacomo Bugliani in una affollata conferenza stampa-riunione riunita ieir pomeriggio.
Le scelte del livello regionale dei Democratici – Bugliani capolista; Loris Rossetti, Maria Cristina Volontè, e Milene Mucci – suonano come una messa in mora della segreteria di Massa Carrara e dell’asse Rigoni-Leri-Rossetti che la guida. La direzione provinciale, appena una settimana fa aveva sancito tutt’altra cosa: aveva votato a larghissima maggioranza per Loris Rossetti e “bocciato” Bugliani, che non aveva neanche raggiunto il quorum.
La lunghissima resa dei conti all’interno del partito apuano è dunque a una svolta decisiva: è la linea renziana che si impone dall’alto (da Firenze) e scardina il contestato controllo del partito dei “rigoniani” che in tanti, Bugliani da ultimo, hanno provato per anni a rompere dal basso. Una scelta di campo nettissima – una linea peraltro adottata in tutta la Toscana con capilista quasi esclusivamente renziani – che finora il segretario regionale Dario Parrini aveva solo minacciato e mai attuato. E Bugliani gongola anche per il reinserimento in lista della Mucci. «La mia candidatura è sostenuta anche da componenti civatiane e cuperliane», dice, facendo intuire un accordo con Milene.
Ma la segreteria apuana non ci sta , si sente un fortino assediato e invoca democrazia. «Una scelta d’apparato. La decisione della direzione regionale è un'offesa per tutti gli iscritti del partito democratico e per tutti noi» – tuona Cesare Leri, segretario provinciale del Partito Democratico – «sono state stravolte le decisioni del territorio. Ancora una volta Firenze decide su di noi e per noi, privandoci della nostra autonomia e, cosa ancora più grave, senza motivazioni oggettive o comprensibili. Non c'è niente di personale con Milene ma hanno ripescato la meno votata. Questo è un accanimento di cui non capiamo le motivazioni». Il segretario provinciale ricorda che nella direzione provinciale del 10 aprile scorso Rossetti e Volontè furono gli unici ad aver riportato oltre 1 2/3 dei voti richiesti dal Regolamento. Per questo Leri aveva proposto di votare la composizione della lista inserendo, oltre anche le due autocandidature di Dell'Amico e Bugliani che avevano raccolto il maggior consenso. «Ci sembrava il metodo più democratico - ribadisce Leri - e quello che si avvicinasse di più alle intenzioni dei votanti. C'era un senso insomma». Invece, Firenze ha ripescato Milene Mucci, la meno votata e unica, si fa osservare, candidata civatiana in tutta la Toscana «Si è voluta sovvertire la nostra volontà. È questo è democratico?» accusa ancora Leri.
Claudio Figaia
ALTRI SERVIZI A PAGINA 2-3
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
